mercoledì 15 gennaio 2014

Concorso pubblico: se volete partecipare, armatevi di umorismo!


Mi frullava in testa da un po', così - anche per non dover dire "non ci ho mai provato" e realizzare il
famoso motto "meglio prevenire che curare" (prevenire le rotture di balle, intendo, provocate da quelli che ti vorrebbero dare consigli ma ti sfiniscono per troppo buon senso) - decido di registrarmi sul sito del Ministero dell'Economia e Finanze in modo da partecipare a un fantomatico concorso pubblico.

[ahah]

Mi registro, dunque, e non appena digito il codice fiscale, sono avvertita del fatto che non corrisponde ai dati immessi. Verifico ma è tutto corretto. Riscrivo per testardaggine, senza convinzione e in piena resa, tutti le informazioni richieste per 6 volte.
Sei.

L'errore è sempre lo stesso: dicono che c'è quello che in psicopatologia definiscono "sdoppiamento di personalità", io non sono io, e non c'è nulla da fare.
Giuro che non me la prendo: c'è nell'aria una tale ilarità che non potrei mai, neppure se mi sforzassi. E poi sono dotata di un tale senso del ridicolo che tutto mi appare come un gioco, da cui non posso esimermi, ma che resta pur sempre un gioco. Il segreto è: quando state per sbrigare una pratica burocratica, affrontare una fila allo sportello postale oppure presentare una domanda a un qualsiasi ente pubblico, per carità di Dio, immaginate lo scenario più catastrofico, terrificante, estremo, pulp fino all'inverosimile, così da non avere sorprese, patemi, shock, delusioni, schiaffi, botte dalla cruda realtà. Può solo andare meglio. Io, da quando mi esercito creando nella mia testa mostri pubblici che manco il peggior incubo del peggior carrozzone italico può provocare, vivo meglio. Zero aspettative, zero traumi.
Torniamo al mio ridicolo tentativo di iscrivermi online al concorso del Mef (roba che in Islanda avrebbe un sapore ottocentesco, ormai): cerco tra i contatti un numero verde - l'unica solida certezza che sia rimasta: c'è sempre un 800 che sembra venire in soccorso delle nostre solitudini informatiche - e spiego il problema, serenamente.
La tizia, con accento siculo, mi rassicura: il gruppo di sostegno (de che?) del Mef risolverà la mia pratica (numero xxy) in 24/48 ore (!) ed io potrò procedere, subito dopo, alla registrazione.
Le rispondo che c'è tempo fino al 27 gennaio per presentare domanda di iscrizione e che dunque (in teoria) non c'è fretta. Alla fine, visto che è così garbata, oso: "Secondo lei, potremmo farcela per quella data?". E lei, giustamente, si ripete: "Ma se le ho detto 24/48 ore...". Al che, visto che mi sto divertendo troppo per chiudere la telefonata senza smascherare l'equivoco, e sempre in modo molto carino, insisto: "Certo, lei ha ragione, me lo ha detto, ma immagino che io non sia la sola ad avere di questi problemi, e credo pure che il gruppo di sostegno abbia il suo bel da fare a sostenere tutti, dunque, cerco solo di essere realistica". La signorina sorride tramite tenui vocalizzi telefonici e poi dice, definitiva: "Semmai, risolveremo con un fax".
Nel 2014.
Ah, ecco.

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