sabato 4 giugno 2011

Il corpo

L'altro giorno, in treno, mentre mi godevo la stanchezza per la notte insonne e ragionavo sulla bellezza dello stare al mondo senza, per questo, essere sempre presenti a se stessi, ho visto sfilare per il corridoio, stretto tra le due file di sedili, una madre e una figlia. Si somigliavano molto: stessa paura della realtà, che le faceva muovere con accortezza; identico sguardo un po' perso, di chi vive difendendosi continuamente. Si muovevano con circospezione, attente a non sporcarsi, a scansare gli ostacoli, le persone, il mondo che viaggiava su quello stesso treno. Tutte e due  senza colore, diafane, esili: la figlia, in questo, superava la madre. Era un filo d'erba, con due gambe e due braccia che sembravano non avere spessore. Era ammalata, anoressica.