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Visualizzazione dei post da marzo 19, 2013

Su Grasso e Boldrini e la retorica del cinismo

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Tredicenne, frequentavo assiduamente un gruppo di ragazzi di età diverse: il sabato sera si discuteva di fede e politica, delle nostre vite e del futuro. Una sera, un amico sulla trentina ci annunciò il proprio ingresso nell’allora Partito Popolare, aggiungendo che non escludeva di candidarsi alle vicine elezioni.
A quel tempo, dentro di me, si era fatta largo la convinzione (più che l’idea) di essere comunista. E così, rispondendo a quel mio amico che si aspettava da noi fiducia e incoraggiamento e per cui nutrivo un attaccamento profondo, presi la parola. Dissi che non avrei potuto sostenerlo in quell’impegno, perché sentivo, dal più profondo del cuore, di voler mettermi a servizio dei più deboli, e di voler “entrare a fare politica nel partito comunista”, l’unico che ai miei occhi si battesse per proteggere i più deboli, quelli senza voce, i diseredati.