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Visualizzazione dei post da marzo 1, 2009

Un dubbio...

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Come al solito, è su La Stampa che leggo le analisi 'meno ideologiche' e 'a senso unico'.
Non sappiamo ancora se e quando lo strumento che, in senso spregiativo, è stato subito battezzato come 'ronde', sortirà effetti: ma le analisi negative, apriori, di singole risposte a fenomeni complessi (che richiedono, dunque, strumenti altrettanto complessi per essere affrontate: culturali, infrastrutturali, di attivismo civico) mi insospettiscono, invitandomi a guardare con attenzione ancora maggiore "alle ragioni degli altri", facendomele studiare meglio e non liquidarle, frettolosamente, come 'fasciste', 'squadriste' o che so io.. Al solito, il dibattito italiano si incancrenisce sulle premesse e ne impedisce anche gli sviluppi più positivi. Sarà volgare, ma temo che sia, tra l'altro, uno dei grandi problemi che ha sul groppone questa sinistra.

Tra le poche cose di cui sono certe c'è l'assoluta inutilità di quelle posizioni così id…

Buona ronda, mala ronda

Che brutta parola, «ronda»: eppure nasce con un significato esclusivamente tecnico, alla fine del Cinquecento e su prestito spagnolo, per indicare un «servizio armato svolto da più militari a scopo di vigilanza, specialmente notturna» (così il Cortelazzo-Zolli).
Oggi «ronda» significa piuttosto squadraccia, ed è questo il primo motivo per cui il provvedimento del governo ha suscitato tante reazioni negative. Il secondo motivo risiede nella natura di questo governo, o per meglio dire nella cultura politica che lo informa, non di rado autoritaria e xenofoba. Dobbiamo dunque compiere un doppio sforzo, lessicale e politico, per chiarirci le idee.
La democrazia, così come la scoprì Tocqueville in America, non è tanto il voto per delega (che anzi ne è una limitazione oggettiva, seppur dettata da motivi pratici), quanto l’autogoverno.
Jefferson invidiava gli Indiani d’America, la cui società non aveva (quasi) bisogno dello Stato perché tutti cooperavano alle imprese comuni. Una società che si a…