Piero, il giardiniere

Piero, giardiniere (segue telefono). Il biglietto da visita è a caratteri cubitali e finalmente scopro cosa fa nella vita quell’omone gentile che, ogni giorno, incontro durante la passeggiata mattutina con il mio cane. Non manca mai di fare un cenno di saluto, così, perché in un quartiere come quello in cui vivo, alla fine, si incontrano sempre le stesse persone: facce che ogni giorno finiscono con l’esserti un pochino familiari, facce preoccupate, pensose, facce felici, annoiate, corrucciate. Me le studio tutte, per via di un esercizio automatico che faccio fin da bambina, quando mi raccontavo storie tra me e me, senza principi e principesse, ma popolate da gente come me, normale e sconosciuta. Quanto a Piero, la sua faccia mi ha subito ispirato simpatia: ogni tanto, entro in un bar che è in piazzetta, e Piero è lì, con la tazzina ormai vuota del caffé bevuto chissà quante ore prima. Solo. Ha una pancia esagerata ed è vestito con abiti logori ma perfettamente in ordine. Pi...