giovedì 15 dicembre 2011

Sopravvissuta

Mi siedo al mio posto: 32C, rigorosamente corridoio perché quando volo e c'è brutto tempo, dispero di poter arrivare a destinazione, e mettermi dalla parte del finestrino mi pare autolesionistico.
Sono proprio arrabbiata: sveglia all'alba, tante ore di lavoro e di tensione. Cosenza, poi, è stata particolarmente inospitale oggi. O, forse, ero io a non voler essere accolta.

Insomma, mi siedo al mio posto, incazzata più del solito. Una statua di sale sarebbe stata più espressiva. Immobile, sguardo fisso, non ringhio solo perché non ne ho le energie. Decido di chiudere gli occhi per estromettere la realtà.
A un certo punto, arriva il passeggero di fianco: mi chiede permesso ed io sono costretta ad alzarmi per farlo passare. Non mordo ma potrei.