giovedì 29 dicembre 2011

Il gioco delle somiglianze

Un vecchietto mi ha fermata per strada stamane. Passeggiavo con il mio cane per le stradine strette vicino casa, attendendo nervosamente che facesse i suoi bisogni alla svelta.
Sulle prime, ero certa volesse rimproverarmi qualcosa: Totò faceva una pipì lunghissima sul lampione riverniciato da poco e l'idea di contribuire a sporcare qualcosa che è di tutti, mi solleva sempre sensi di colpa esagerati. Inutili.
E invece questo signore rugoso mi fa: "Ma lei, signorina, è figlia della buonanima di Enzo?". Io, presa di sprovvista e già pronta alla controffensiva, rispondo - al contrario - indebolita: "Sono io! Lo conosceva?". E lui, un po' commosso: "Sì, era sempre gentile e sorridente: faceva molto bene a tutti". Al che io l'avrei abbracciato a prescindere: per ringraziarlo di avermi offerto un ricordo di mio padre.
Mi sono trattenuta per non metterlo a disagio ma ne ho approfittato: "Come ha fatto a capire che sono sua figlia? Manco da tanti anni da qui e non ci conosciamo...".