mercoledì 8 giugno 2011

La libertà non è star sopra un albero (a proposito di Santoro)

Finalmente Michele Santoro è fuori dal servizio pubblico e il giovedì, potrò stordirmi – senza fastidiosi sensi di colpa – con la mia serie tv preferita, “The disperate housewives” che, con perfetta sincronia, la terza rete mandava in onda da alcuni mesi a questa parte. Mi mancava il Santoro che se ne “fotte”, e che – sempre fottendosene – non resta dove non è voluto, non continua a cercare le parole più adatte per mandarla a dire e non indulge a spiegazioni verbose alla ricerca di un compromesso impossibile. Impossibile perché l’esercizio del sacrosanto diritto di critica – sacrosanto per ciascun uomo libero, indipendentemente da quale parte politica voti – diventa premessa indispensabile allo svolgimento della professione giornalistica: perché in assenza di questa condizione, tecnicamente, non sei giornalista ma – nell’ordine – portavoce, portaborse, addetto stampa, portantino, assistente alla regia. Altro, insomma.