I fantasmi come amici

A un certo punto ti svegli, una mattina, e capisci cose contro cui combattevi invano da mesi (anche da anni): come se ti fossero apparse in sogno, durante la notte, in tutta la loro surreale nitidezza. Perché quando pensi, di giorno, a quello che provi, alle relazioni che hai vissuto, a quelle che ancora vivi, tutto si confonde, i confini si accavallano: i sentimenti "pensati" diventano paradossi insostenibili, abitando gli angusti spazi dell'immaginazione e del bisogno.

E allora, ti svegli a un certo punto, e ti sembra di avere in mano un telescopio, capace di frugare nelle stelle più remote, dunque, anche dentro di te.
Quel dolorino - che a principio era una fitta micidiale, poi intermittente, infine, un focolaio ormai spento sebbene alle volte fumante - è sempre, lì, sotto forma di un battito fuori posto, oppure di un respiro affannato. Ma è un dolore, piccolo piccolo, che tipicamente trae origine da un padre che si chiama orgoglio ferito e da una madre che si chiama sospeso (e che per secondo nome fa rimpianto).


Un dolore innocuo, a cui finisci con l'affezionarti: come a una pena sterile che, tuttavia, ci parla di una cosa bella, che sarebbe potuta essere più bella ma così non è stato. "Attenta a dare da mangiare ai fantasmi, potrebbero moltiplicarsi": mi dicevo in tempi difficili. La verità è che i fantasmi, quelli che ci tengono compagnia e affollano le vite anche di quelli più in pace tra noi, servono a mantenere in vita un'idea mai realizzata, sono funzionali ad accarezzare il sogno di una rivincita su un nostro fallimento, ci illudono che "non è proprio finita", che esiste una seconda chance.

Per accettare di restare soli, un bel giorno (perché soli si è sempre stati), senza tutte le favole che ci raccontiamo per restare bambini e le lacrime che ancora versiamo per sentirci vivi, bisogna entrare nello spazio dilatato del disincanto, guardare nelle palle degli occhi - finalmente - la verità di quel dolore e riuscire a goderne intensamente: perché non c'è piacere più intenso della verità.
Che è tutta scritta in minuscolo, che cambia ogni volta che amiamo, ogni volta che non siamo amati e ci disperiamo, che cambia a ogni vita e mano a mano che si vive, che cambia quando siamo forti e quando, invece, ci sentiamo persi.
Almeno per questo - perché essere "fedeli" a una verità che non è mai uguale a se stessa, è pressoché impossibile - dovremmo smetterla di pensare che possa esserlo, invece, per gli altri.
Se non riusciamo a uccidere i fantasmi, almeno facciamoceli amici!

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