Diario della mia vita da commessa (parte due)

Arieccomi. Riprendo il Diario della mia vita da commessa part time (#c'ègrossacrisi) anche se dall'intimo firmato sono passata al caffè (sempre firmato eh). Lavorerò per tutto il mese di dicembre per otto ore al giorno, dal venerdì alla domenica e durante i feriali farò turni più brevi, alla bisogna.
La boutique del caffè è centralissima, assomiglia più a un club che a un negozio e se lo chiami semplicemente caffè, alzano il sopracciglio ma sempre col sorriso - "meglio Cru, Grand Cru" - e poi ci sono svariate combinazioni di miscele di origini diverse  - "blend, meglio blend" - e varietà "pure origin" che provengono esclusivamente da quelle coltivazioni e i decaffeinati naturali, tramite acqua, mica quello che compra mamma al supermercato - "ché lì il processo di decaffeinizzazione avviene chimicamente" - ed è tutto un "bouquet, un'armonia, una nota fiorita, speziata, robusta, fruttata, tostata e perfino legnosa" (questa non l'ho capita ma ho finto bene).


Insomma, un mondo profumato, aromatizzato, per (molti) intimi: le file di professionisti, menagger, giovani rampanti e vecchi rincoglioniti (vale anche il reciproco) impressionano. L'altro giorno che ero ancora in osservazione, li guardavo mentre prendevano il numeretto (come in macelleria, sì) e, con l'aria di chi sbriga un affare della massima delicatezza, avvicinandosi alla cassa, declamavano i Cru del cuore: "Tre Capriccio, due Arpeggio e poi mi dia anche le Variations natalizie".
Una narrazione parallela - direbbe Vendola - che puoi comprendere solo se ne sei parte, se hai accesso ai suoi privilegi - non a caso li chiamano così i servizi messi a disposizione dei clienti - se hai la card giusta, la vita fatta in quel modo lì e le sei fedele.

Come al solito, mi armo di ironia per non morire schiacciata sotto il peso del pensiero pesante: serve molta leggerezza per andare avanti di questi tempi. E' un'arma disarmata che mi mette a distanza dalla realtà, senza permettermi di correre il rischio del distacco completo. E' un aiuto cui ricorro volentieri tutte le volte che posso, quando un tarlo mi arrovella il cervello, la notte, e il cuore prende a battere troppo velocemente a ogni scadenza, a ogni bilancio da ripianare o sospeso da rimettere in moto.
Mi armo anche di gratitudine, a dirla tutta. Nulla è scontato e tutte le volte in cui ho la possibilità di non fermarmi, di entrare in mondi che non mi appartengono e che nonostante questo, posso vivere, io mi sento scoppiare di gratitudine. Anche un piccolo aiuto è in grado di renderci più forti di prima e per me attraversare le vite degli altri, anche dall'osservatorio di una boutique di un caffé, dove lavoro come commessa part time, è come fare la giornalista, l'astronauta, la poetessa. Non c'è differenza se vuoi davvero vivere.

Commenti

Post popolari in questo blog

In cerca di preti, nelle chat popolate di solitudini

"Il desiderio di essere come tutti"

"Todo cambia" nel film di Moretti