Se fosse l'acqua il mio elemento

"Se solo fosse l'acqua il mio elemento", si disse lei, seguendo a fatica una piccola onda che, solitaria e veloce, increspava la superficie liscia del mare verdognolo che le faceva rimpiangere il blu di quello salentino.
E invece il suo elemento era il fuoco: si infiammava per nulla e bruciava, bruciava. Fino a incenerirsi, fino al punto che non c'era più nulla che le fiamme avrebbero potuto divorare.

Bruciava per un pensiero, ardeva per un'idea, prendeva fuoco seguendo un sogno. Soprattutto se era un sogno impossibile. E alla fine non restava più nulla. Era stufa di quel nulla, sempre dolorante, sempre in preda a un sentimento di estinzione.
Per questo, da tempo, si diceva che era arrivato il momento di avere vicina l'acqua: che l'avrebbe placata per un po', dissetata, fino a spegnerla.
Il mare glielo ricordava, tutte le volte. Che lei e il suo fuoco erano liberi di ardere a piacimento, e che perciò erano soli. Un incendio fa terra bruciata intorno. Un incendio è pericoloso se si propaga.


L'ondina, intanto, era sparita: si era sciolta nell'abbraccio acquatico del mare, che tutto inghiotte, tutto raccoglie e tiene.
A lei venne in mente che se non fosse stata fuoco, sarebbe potuta essere quella piccola increspatura ribelle: disorientata, impazzita, senza direzione. Destinata a scomparire.
D'altronde era anche stanca di essere dolente e di consumarsi lentamente, stanca di perdere continuamente consistenza. Per chi è fuoco, esiste sempre un motivo valido per provocare un incendio: poi scopri che mentre il nome del motivo cambia, il vuoto è sempre lo stesso. Resistente, nero, senza fondo.
E allora era arrivato il momento di tuffarsi nell'acqua. E di spegnersi. Non era felice ma poi lo sarebbe diventata. Col tempo. L'acqua poteva salvarla e lei voleva solo essere salvata. Finalmente.

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