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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2012

La farfallina di Belen e la libertà di cambiare canale

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La farfallina di Belen Rodriguez appassiona gli animi più depressi e vivacizza il dibattito pubblico e privato di questi giorni: non solo, e ci sta, quello maschile – che clichè vuole: avvinto, inebetito, da encefalogramma piatto – ma soprattutto quello, indignato, di opinion leader e custodi della moralità pubblica.
In principio, ha tuonato Lucia Annunziata: “Belen è bellissima e simpatica ma certo quel suo sventolarsi la gonna è stato più sconvolgente del sermone di Celentano”.
Un passo indietro. Lo sventolamento ha, infatti, sollevato l’atroce dubbio che la showgirl non avesse indosso le mutandine – sì, avete capito bene – dal momento che il tatuaggio dell’insetto tanto caro a Silvio Berlusconi (ricordiamo che l’ex presidente del Consiglio amava regalare a Olgettine e dintorni, spille e spillette a forma di farfalla), è posto su centimetri di pelle, generalmente, coperti dall’indumento intimo.

Risparmiamo, a San Valentino

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Rob Brezsny, il mitico astrologo di Internazionale, dà i compiti per casa, raccomandando, nella settimana in cui ricorre san Valentino, di scrivere "una bella lettera d'amore a se stessi". E così - da grafomane consapevole - ripensavo a tutte le lettere della mia vita: scritte a volte per vera passione, per sentimento, per l'indefinibile desiderio di creare ponti, di trattenere a me chi era già altrove; scritte anche per disperazione, per chiedere scusa, per urlare 'io esisto', per stupido egocentrismo (eh sì, le peggiori!), per l'istinto di non arrendersi alla fine.

Bolle e il "degrado" dei senzatetto

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La prima volta che venni a Roma, quindici anni fa, fu per tre giorni, accompagnata da un amico che nella capitale aveva vissuto gli anni dell’università. Al nostro arrivo – era sera, molto tardi – passammo velocemente per via Marsala, la strada che affianca la stazione Termini, la stessa strada che, anni dopo, avrei percorso centinaia di volte, avendo scelto come “base” il quartiere di San Lorenzo. E nonostante il decennio romano, appena festeggiato, i ricordi di quella sera sono rimasti come scolpiti nella mia memoria, tanto fu intenso lo stupore che mi colse: c’erano, lungo il marciapiede che scorre accanto alla stazione, riparati sotto le pensiline, decine di corpi, messi uno dopo l’altro, come in una corsia di ospedale ma semplicemente infilati in dei sacchi a pelo, oppure avvolti in coperte e giornali, riposti su un letto di cartone. Accanto a loro, spesso, riuscivo a distinguere alcuni contenitori di Tavernello oppure buste di latte.