Start

Quante volte ricominciamo da capo, ripartiamo da zero, facciamo il giro completo, come nel gioco dell'oca, passando da "start"? Quante in una vita? Proprio quando hai la sensazione di aver percorso i chilometri, di aver sudato 77 camicie, di aver versato litri di lacrime e conquistato tantissime lune, proprio in quel momento, improvvisamente, qualcosa o qualcuno ti ricorda che tutto è "passato", trascorso, distante. E tu te lo sei lasciato indietro - è lì, lo vedi - ma non ce l'hai in tasca, non puoi impugnarlo come si impugna un amuleto per trovare la forza. Invece, ti tocca andare avanti, oltre quella montagna: scalarne la vetta, provare fatica, temere di non farcela, e poi - forse - segnare un altro "record" di vita.


Perché quello che pensavi fosse tuo, acquisito per sempre, un pieno-una forza-un asso nella manica, si rivela un accompagnamento precario, a termine, scaduto. Quante volte pensi di avercela fatta, di aver capito, di esserti conquistato una volta per tutte, leggero e sereno, sciolto da aspettative inutili nei confronti del mondo, e di esserti dovuto ricredere un momento dopo?
Quante volte ti sei ritrovato, dicendoti "ora non mi perdo più" e - il tempo di una sconfitta - sei dovuto ripartire proprio da quel vuoto, da quell'assenza lì, da una cazzo di perdita?
E' tutto qui vivere? Inseguire perennemente un segnale troppo debole e lontano per essere colto? Ricostruire sempre con pezzi di risulta, su un terreno troppo sconnesso per ottenere un edificio non pericolante?
Sì, è questo, non c'è dubbio: e quando superi ogni inizio, e la pelle brucia e la gambe tremano dalla fatica, sarà anche bello guardarsi indietro. Dura un attimo, ma sarà bello.

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