Dove sono le parole?

"Se vuoi scrivere, prima devi conquistare la tua solitudine, che è quel luogo senza limiti dove lo scrittore lavora. ... Se vuoi scrivere, non perdere tempo, ma preparati ad affrontare le difficoltà. Se vuoi scrivere cerca nel fondo di te stessa. Se vuoi scrivere devi anteporre questo desiderio a qualsiasi altro interesse. Se vuoi scrivere strappa e strappa ancora quello che hai scritto fino a farti sangue. Se vuoi scrivere, fuggi dal successo facile, non fidarti dei complimenti della gente senza criterio, sii umile, sii paziente, sii perseverante".
Un'amica, oggi, mi ha regalato queste parole di Maruja Torres, sapendo che sto per ricominciare a scrivere. E che sono preoccupata. Molto. Ho un'ansia che mi divora e da cui mi sento completamente invasa. Vero: è sempre così prima di chiamare a raccolta le parole, prima di trovare un accordo accettabile tra il "di più" (che vive) e il poco che riesce a imbrigliarlo.   
Così, è tutto un negoziare, un sottrarsi reciproco, un prendere tempo prima di "scendere a patti". Una lunga attesa, fintamente passiva, in realtà, di preparazione: come quando stai per innamorarti di qualcuno e comprendi che devono ancora compiersi i tempi perché il miracolo avvenga. Non devi fare niente: qualsiasi cosa sarebbe in più. Occorre solo aspettare. E restare in movimento. Dentro.

Intanto. Intanto, mi guardo intorno e c'è un'evidenza che colgo più delle altre: quella della separazione. Forse come puro riflesso condizionato. Sta di fatto che non vedo i collegamenti tra le cose ma solo le distanze che le separano. Questo è un problema serio per chi cerca le parole. Ascolto, ad esempio, quelle che pronunciano gli "indignati" e quelle del Palazzo, e non trovo il nesso. Entrambi sembrano muoversi in tempi e luoghi diversi. Distanti. Troppo per incrociarsi.
Poi, sposto lo sguardo sul mondo vicino, quello a me più prossimo. Provo a leggere il rapporto che pure esiste tra le persone, persone comuni  - come me, come voi - e vedo spazi e non pieni, codici che non si comprendono, sguardi che si incagliano in un punto esterno e lontano.

Dove sono le parole? Sono fuggite via da me. Non si fanno prendere. Forse c'è davvero bisogno di silenzio. Di attesa silenziosa. Di sguardi attenti sui pieni del mondo. Che io oggi non scorgo ma che prima o poi si faranno cogliere. In custodia. Per pochi attimi. Prima di tornare liberi.





Commenti

Post popolari in questo blog

In cerca di preti, nelle chat popolate di solitudini

"Il desiderio di essere come tutti"

"Todo cambia" nel film di Moretti