mercoledì 21 settembre 2011

Viaggio in Sicilia. Mentre l'Italia affonda

Attraverso la campagna siciliana in lungo e in largo: vigneti e uliveti. Li seguo fino al mare e poi risalgo la collina.
Osservo, presa in ostaggio da una nostalgia resistentissima, e riempio i polmoni di quest'aria odorosa e densa, e la vista di colori che neppure ricordavo esistessero. Poi passo indenne attraverso lo sguardo di facce bruciate che mi osservano scettiche, e la bruttezza delle case abusive, dolorose come un pugno in pieno stomaco. Mi faccio attraversare, a mia volta, dalla sensazione che "sull'isola non è come sul continente": tutto sembra lontanissimo. Soprattutto i racconti della pornografia intercettata di palazzo. Qui, invece, tutto pare esposto. Eppure riesco a cogliere, a ogni angolo, contrada, casa colonica, un segreto che sa essere anche dignitoso e fiero.

Sono insieme a un signore di 72 anni, barone, proprietario terriero, gigante dei vini, ricchissimo fino al punto da non riuscire neppure a immaginarla tanta ricchezza.
"Comodo lui", mi sono detta subito. Poi, il "problema" è stato che è esattamente il "mio tipo ideale". Ruvido, dolce, burbero, ironico, fatto di lunghi silenzi, di ascolto e di un fiume sapiente di parole. Se solo inizia a scorrere.
E ancora: di una valigetta impolverata e senza marca, di pane e olio col sale, di pomodori che "sanno di pomodoro", di sorrisi ma solo al mondo che li merita, di alterigia con quelli che Sciascia chiamava quaquaraquà. Di ferma e ripetitiva volontà: "Io non ho più nulla: ho dato tutto a figli e nipoti, devo occuparmi dei miei ultimi anni, ora".
L'ho visto dare del "testa di minchia" al suo cuoco Pino, guardandolo - ricambiato - con affetto antico e generoso, l'ho ascoltato parlare di contadini e potenti, dell'Italia senza una guida e dell'America sfrenata, della mafia mitizzata e di antropologia sicula, di galantuomini, di donne, di amore e rispetto.
Quando l'ho salutato, oggi, mi sono un po' commossa al pensiero di "perderlo", all'idea che esistano vite - per storia - lontanissime e che, nonostante tutto, potrebbero amarsi ugualmente.
Lui e la sua "Sicilia perduta" hanno messo a nudo, con la violenza tipica della verità, il senso di assoluta estraneità che oramai mi possiede verso quello che l'Italia è diventata oggi: un Paese incommentabile, eppure i dibattiti sul nulla si sprecano, fatto di cronache nauseabonde, di "privato" che soffoca il (bene) pubblico, e di una "narrazione" svilente che mai diverrà Storia.
"Non è questione di destra o di sinistra", mi ha ripetuto in questi due giorni lui, di "finte soluzioni" che mettono d'accordo solo alcuni e di "dibattiti che si inceppano" eternamente come un disco rotto e ridicolo: "quest'Italia", ha concluso, "deve affondare per sempre, se vuole avere un'altra possibilità".
Fino ad allora, meglio perdersi tra i vigneti. E amare in silenzio un vecchio che forse non vedrò mai più.

2 commenti:

  1. Di bellezza disarmante è sempre il tuo narrare
    pura e nuda nel documentare
    l'anima fiera tua riesce sempre a trapelare
    buon viaggio amica mia...

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  2. Bellissima questa tua doppia dichiarazione d'amore. Un viaggio in Sicilia è (anche) un viaggio dentro stessi. Poter scorgere nello stesso istante suoni, colori, odori che altrove sono utopia ti permette di catturare l'emozione e vedere la vita da un'angolazione diversa. Perciò vivi e respira intensamente questo dolce e forte profumo di Sicilia!!
    Leonardo Sileo

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