giovedì 1 settembre 2011

Soli


Ogni tanto mi chiedo cosa possa "misurare" realmente la nostra solitudine; con quale ordine di grandezza siamo in grado di darle un perimetro, immaginarne la profondità, valutarne il peso.
Da persone integrate, "accompagnate", socialmente inserite, non riusciamo neppure a pensarci sole. Se non per brevi momenti, a singhiozzo, accidentalmente. La prossimità al mondo, al pezzo di mondo che ci riguarda e che spesso abitiamo come tanti galleggianti privi di corpo, ci trae in inganno: crea in noi l'illusione di "essere con" gli altri. E non solo di passargli accanto.

Di colpo, apriamo gli occhi e subiamo un vero shock, quando qualcuno ci abbandona a noi stessi, ogni volta che viviamo un distacco, una separazione. Se una crepa o, di più, una frattura, spacca la superficie fino a ieri levigata del nostro tempo. Una soluzione di continuità che fisicamente ci stacca dal mondo, da quello che abbiamo intorno, dallo spazio affollato attraverso cui ci muovevamo sicuri di noi. L'effetto è quello di cadere dentro noi stessi, di entrare in un territorio popolato solo da noi e da nessun altro. Senza i rumori del mondo a proteggerci dalla nostra voce. Siamo soli. Da principio con molta disperazione, poi con terrore, alla fine con un sorriso. Triste. Una solitudine che è l'unica verità che conti, senza pathos, lucida. Siamo soli mentre viviamo. Senza rinunciare davvero agli altri. Al loro amore. E anche al nostro. Soli.

2 commenti:

  1. …mi piacerebbe scendere a mare e con una vecchia barca a vela inglese allontanarmi prendendo il largo e ascoltare solo il mare e il legno che cigola quando la vela si gonfia e finalmente anche il motore ausiliare è spento. L’arte della fuga è più lieve di quella del ritorno.
    C’è qualcosa di sublime nella solitudine.

    Leonardo Sileo

    RispondiElimina
  2. …mi piacerebbe scendere a mare e con una vecchia barca a vela inglese allontanarmi prendendo il largo e ascoltare solo il mare e il legno che cigola quando la vela si gonfia e finalmente anche il motore ausiliare è spento. L’arte della fuga è più lieve di quella del ritorno.
    C’è qualcosa di sublime nella solitudine.

    Leonardo Sileo

    RispondiElimina