Libera, una sega...


Da un po' di tempo mi imbatto nella conferma, dolorosa ma lucida, che il massimo di libertà che io riesca a conquistare, è una libertà condizionata, precaria, compromissoria. Minima.
Questa evidenza mi fa rabbia e ogni volta mi illudo di poter essere un pizzico più libera della volta prima, solo azzerando i bisogni: scegliendo, non spinta da una fragilità ma sorretta da una forza.
Poi, puntualmente (e per fortuna), arriva anche il momento in cui, non sono più libera, ma più saggia sì: succede ogni volta, quando sfuma l'auto-inganno e apro la porta alla verità: quella del momento e con la "v" rigorosamente minuscola! Capisco di essere stata vittima di un delirio e mi faccio tenerezza da sola: non mi arrabbio più con me stessa, perché vedo perfettamente i confini del mio bisogno - quello, appunto, di sentirmi forte e libera da aspettative nei confronti del mondo - e comprendo profondamente quanto possa essere fragile l'idea di esserne sciolti.


L'altro giorno mi sono fermata a parlare con un ragazzo che incontro spesso per le strade del quartiere, nelle mie passeggiate canine: lui è una persona fragile, ha sempre uno sguardo perso ma sorridente. È "tecnicamente" un disabile mentale: un ragazzone un po' sovrappeso, pacifico, assente rispetto al mondo, ma molto in sintonia con gli animali. È incredibile, ma tutte le volte il mio cane mi trascina da lui e gli salta addosso per fargli le feste. 
L'ultima volta, io ero di pessimo umore. L'ho visto da lontano e avrei voluto svicolare. Non ce l'ho fatta: Totò ha iniziato a muovere la coda e a tirarmi verso di lui che, intanto, sorrideva moltissimo. Ci siamo fermati e il mio cane l'ha letteralmente "baciato" sulla guancia: ha fatto un salto così alto da riuscire a leccargli il viso. Lui ha riso di gusto, felice, ed io, al solito, non sono riuscita a trattenere l'emozione. Pensavo alla mia libertà, spesso, così simile a una sega mentale; e alla sua, di questo ragazzo-bambino che parla col mio cane, forse, meglio di quanto riesca a fare io: me la sono immaginata lieve e perfetta in sé, senza la ferocia delle contraddizioni tipiche del pensiero. Ma capace di più vita. 

Ci sarà un modo di vivere senza dolore, cantava De André.

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