Noi siamo noi e voi non siete un...

Guardate questo spot confezionato dalla Lega in vista del ballottaggio milanese di domenica prossima. Una donna e un ragazzo chiacchierano seduti su una panchina, dietro di loro una cornice di casette contornate di verde, da periferia metropolitana. I due scorrono, con il disprezzo riservato alle grandi occasioni, i punti del programma “del Pisapia”, ribattezzato il “sindaco degli stranieri”. Lo fanno scegliendo il perimetro semantico tipico della Lega: ristretti orizzonti e zero ossigeno. Così, finirà che “Milano non sarà più famosa per la Madonnina” ma per la discesa dei nuovi barbari che avranno la cittadinanza e “vedrai che guideranno anche i tram”. Al posto dei milanesi, naturalmente (le due cose non possono essere concomitanti, a quanto pare). E i “rom”? Per “quelli là”, gli “amici” del candidato sindaco del centrosinistra, scatterebbe la “legalizzazione delle case abusive” (tradotto nel mondo inurbato si tratta di autocostruzione, esperienza conosciuta e praticata in tutta Europa).
Per non parlare del progetto di un “grande centro islamico”: sì, “quelli che si accoltellano in via Padova”. Secondo i leghisti d’accatto. In sottofondo e a conclusione del video si diffonde una musica araba. Ha il vantaggio di evocare atmosfere lontane. E, solo per questo, ostili.
Quest’altro video è andato in onda sul tg3 di ieri: dunque, racconta uno spaccato e ha una tesi politica precisa. Due studentesse cielline distribuiscono sui sagrati delle chiese milanesi, all’uscita della messa, volantini che ospitano una lettera di Giorgio Vittadini, fondatore della Compagnia delle Opere,  potente braccio economico di Cl.
Vi si legge: “Il bene per tutti e per ciascuno si costruisce facendo delle nostre città luoghi per una convivenza fra persone libere e interessate al bene comune, alla ricerca della giustizia e della bellezza, aperta alla solidarietà e alla carità”. A parte il tipico lessico da falso prete, che finge di parlare a tutti come l’oroscopo di Fox, la lettera solleva alcune domande di buon senso: qual è il “bene comune” che propone Vittadini? Chi sono le “persone libere”? E “libere” rispetto a cosa? Come si traduce questo “bene comune” nella concretezza dei programmi elettorali e delle politiche per il territorio? E cosa c’è dietro la fantomatica “sussidiarietà” secondo la buona novella della Compagna delle Opere?
No, perché sorge il sospetto che “bene” sia solo quella “cosa” perseguita e realizzata dalle decine di migliaia di imprese della CdO che, a Nord, hanno occupato militarmente assistenza, istruzione, formazione. Ecco perché, la formula “per tutti e per ciascuno” avrebbe bisogno di un traduttore simultaneo. Che la smaschererebbe subito: presa per i fondelli.
Tra i leghisti e Formigoni, si sa, non corre buon sangue. Due universi paralleli e lontanissimi, anche rispetto ai codici utilizzati. Tanto rozzi e brutali i primi, quanto edulcorati ed etici i secondi. La verità è che per comprendere davvero di cosa stiamo parlando, dovremmo smetterla con analisi elaborate e teorie social-politologiche. E adeguarci tutti, anche per un solo istante, all’oggetto di studio. Ci vorrebbe Cesare Lombroso. Che era un genio: uno studio accurato della fisiognomica – va da sé, scienza quasi esatta – ci rivelerebbe, ad esempio, un comune ceppo antropologico. Quello che “noi siamo noi, e voi non siete un cazzo”.

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