Ma la Costituzione è eterosessuale?

Non c’è dubbio, per il sottosegretario Carlo Giovanardi. La nostra Costituzione è eterosessuale. Indignato per l’offesa arrecata alla Carta fondamentale da una pacifica pubblicità di Ikea, rea di essere troppo europea e gay friendly, Giovanardi cita – risentito – l’articolo 29 della Carta fondamentale: “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”.Il fu democristiano, oggi di stretta osservanza berlusconiana, è recidivo: tutte le volte che fa outing sulle questioni che gli stanno più a cuore – memorabile, per l’umana pietas, quello su Stefano Cucchi, accusato di essere “morto perché anoressico, drogato e sieropositivo” – utilizza come corpo contundente la propria delega alle politiche per la famiglia, al contrasto delle tossicodipendenze e al servizio civile. E l’adesione al cattolicesimo come “bomba intelligente” da lanciare contro gli infedeli.


Giovanardi cita la Costituzione a memoria come un predicatore recita i versetti biblici. Che i nostri costituenti, nel lontano 1945, non avessero in mente l’eventualità di estendere il matrimonio anche a persone dello stesso sesso, è assai probabile. Ma il dato essenziale è che il testo della norma, in nessun punto, limiti l’istituto del matrimonio a persone di sesso diverso. E pur riconoscendo solennemente la famiglia fondata sul matrimonio, non vieta certamente di riconoscerne altre: non è una norma limitativa ma una disposizione in sé neutra, scritta in presenza di un contesto sociale di riferimento che certamente ha poco a che fare con quello dell’Italia di oggi. Unico limite individuato dall’articolo è rappresentato dal termine “naturale”.

E, come spiega in un saggio breve, Marco Balboni, docente di Diritto dell’Unione europea a Bologna, “va da sé che non può essere attribuito al termine naturale ciò che viene ritenuto tale da una particolare concezione ideologica, religiosa o altro”. Perché l’uso di un tale criterio interpretativo sarebbe “aberrante in uno Stato che si è fondato costituzionalmente in contrapposizione (e superamento) del modello dello Stato etico, quale che sia questa etica”. Dunque, prosegue il giurista, “naturale va inteso come dato pre-giuridico, che il diritto positivo si limita appunto a riconoscere». E la famiglia è un dato sociologico, che “la costituzione non crea ma si limita a tutelare”.

“È lecito attribuire al messaggio cristiano un modello di famiglia quale quello che abbiamo ereditato dal passato e che ancora sopravvive?”, si chiedeva Ernesto Balducci, teologo simbolo della Chiesa progressista, in occasione del referendum sul divorzio. E, subito, rispondeva: “Si tratta appunto di una menzogna […] Il Vangelo non ci dà nessun esempio di famiglia precisa, per il semplice fatto che, almeno nelle convinzioni di fede, Maria e Giuseppe non erano autenticamente marito e moglie. Quindi, presentare come modello di famiglia un modello in cui proprio l’aspetto principale non era integro, significa fare una mistificazione”.

Poi, concludeva: “Come credenti ci compete l’onere e il privilegio di essere fedeli alle ispirazioni evangeliche fondamentali; ma queste ispirazioni non sono da tradurre come modello etico-giuridico, poiché sono una spinta continuamente trasformante della realtà storica, disponibili a sempre nuove forme di ordinamento familiare”. Era il lontano 1974 e, forse, per Balducci la Costituzione è anche un po’ gay.

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