venerdì 29 aprile 2011

Il segreto delle "Casalinghe disperate"

Ci pensavo oggi. Non mi era mai successo: con nessun programma, talk-show, serie televisiva o reality. Mi viene in mente già dal mattino, appena sveglia. Poi durante il giorno, quando mi capita di fare una cosa particolarmente pallosa: basta che mi dica, "stasera ci sono loro, e sorrido.
Come tanti anni fa, a scuola, quando il pensiero correva alla puntata del pomeriggio di Mimì Ayuara: ed ero subito in attesa emozionata.
Un chiaro caso di regressione, che irrompe, tra l'altro, alla fine di ogni puntata: l'idea di attendere un'altra settimana prima di rientrare nuovamente in Wisteria Lane, mi risulta tanto insopportabile da reggere, che me ne sto in silenzio sul divano. Solo alcuni minuti: il tempo necessario a rientrare nei ranghi, e credere di poter fare a meno di quella fantastica finzione.
Qual è il segreto delle casalinghe, dunque?
Un intreccio di storie imperfette, principalmente femminili, che si snoda in un pugno di strade, Wisteria Lane; un piccolo mondo di segreti, di amori, di quotidiane frustrazioni e di equivoci; di scelte spesso amorali e iperboliche, che però si pagano (prima o poi e come nella vita reale); ma soprattutto quella voce che - come regia sonora - tira le somme, indica la direzione, trae una lezione da una sconfitta, oppure svela una verità accuratamente nascosta: ecco, tutte queste cose, messe insieme - e chissà quante altre che non riesco a riconoscere - appagano il bisogno di una narrazione collettiva, di una vita da 'branco', di appartenenze e legami; finanche di un territorio comune e di una regia unica.
La finzione illumina bisogni  reali, è sempre così: non è mai la risposta ma una specie di faro, montato ad arte. Ad esempio, la sete di solidarietà femminile. Oppure, di comunità: a cui appartenere idealmente, con cui scambiare tempo e risorse, alla quale collegarsi ogni giorno; ma anche d'ironia, che ha sempre la meglio sul resto.
Ironia. Motore invisibile di Desperate housewives: quello che anima i dialoghi e muove il copione. La stessa che manca - troppe volte - alle nostre giornate impegnate, eternamente strette tra necessità e volontà.
Io mi sento sempre meno 'desperate' quando vedo le casalinghe. E grata per la leggerezza che mi resta addosso.

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