sabato 19 marzo 2011

Le finte autoreggenti

Oggi, al negozio, sono entrate due ragazze giapponesi: la Canon al collo, si guardavano intorno, come in punta di piedi. Loro non toccavano la merce esposta: si limitavano a sfiorare appena i campioni delle calze colorate e leggere, appesi agli alberelli di metallo.
Sorridevano e si sussurravano delle cose: appena entrate, la signora - certa della barriera linguistica che la separava da loro - mi ha detto a voce alta, "tranquilla, tanto queste non comprano niente", come se fossero state due fantasmi".


Sobriamente, le ho rivolto una smorfia, che significava "un po' di rispetto, cavolo!". Rispetto che un tempo non avrei mai invocato: un tempo, le avrei osservate con spirito analitico, come un entomologo studia un insetto strano.
Oggi che "siamo tutti i giapponesi", mi ispirano simpatia: soffro con loro - appunto - anche quando li vedo perfettamente in fila fuori da Louis Vuitton. Come fuori da un santuario.

Subito dopo, è entrata in boutique una donna in carriera, o almeno una che le somigliava molto.
Era volitiva, intraprendente, un po' mascolina: sapeva esattamente quello che le piaceva e ignorava le mie pietose frasi di circostanza.
"La maglia deve essere con una scollatura profonda perché ho un bel decoltè, ma non provocante, perché la indosserò in ufficio" (ehm). E poi, con un sorrisetto: "Vorrei le finte autoreggenti". Io che non avevo mai sentito nulla del genere, incapace di ripetere a parole mie un concetto tanto oscuro, sono rimasta immobile e muta. Imbarazzo ferale.
Dal canto suo, la manager (dotata di un enorme potere inibente) aveva perfettamente colto la mia insipienza e, per umiliarmi, era decisa a restare in silenzio, come in attesa. Finalmente, le calze arrivano, portate direttamente dalla "signora negozio". Collant normalissimi: salvo che per il particolare di avere disegnato il ricamo tipico delle autoreggenti.
La cliente ora è felice: "Comode e ammiccanti", si lascia finalmente andare. Io anche: mi sento liberata.
Quando va via, faccio un respiro profondo, e poi chiedo alla signora tutto d'un fiato: "Come dipendente, ho diritto a qualche sconto?". Ecco, è davvero un attimo, e tutto va a puttane.

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