Gli occhi del mondo

La cosa che mi mancherà di più di questi giorni da commessa, saranno gli occhi degli altri.
Mi erano già mancati molto nel lavoro solitario di scrittura dei mesi scorsi. Tanto che mi sforzavo di immaginarli, di inventarmeli anche, ogni volta che potevo: in ogni telefonata, mail, chat che mi metteva in collegamento con il mondo, lì fuori.

Questa fase, invece, è popolata di occhi estranei. Sì, insomma: in proporzione incrocio più sguardi sconosciuti che amici. Mi ispirano sempre: a ogni incontro - in metro, per strada, al negozio - gioco a indovinarne i pensieri, le nevrosi, i sogni. E mi chiedo sempre se, in fondo, siano uguali ai miei. E cosa accadrebbe se si avvicinassero troppo.
L'altra sera parlavo con Michela che si occupa di cooperazione internazionale: mi raccontava quanto sia potente la 'carica' democratica della Rete nei paesi africani. Una vera rivoluzione, quella sì, esportatrice di democrazia: che permette, anche nel villaggio più remoto, dove esiste una sola postazione Internet, la possibilità di essere nel mondo, collegati appunto. E infatti, lì, la gente è costretta a percorrere chilometri e chilometri a piedi, per raggiungere luoghi, servizi, altre persone: si chiama sopravvivenza, senza non potrebbero vivere. E dunque, anche di notte, puoi vedere questo corridoio mobile di 'lucciole': ciascuno, con un lumicino che rischiara appena il percorso e rende i passi più sicuri. Quest'immagine mi ha emozionata parecchio e mentre Michela mi parlava, sono riuscita anche a pensare: la stessa Rete che ha portato agli africani cose lontanissime da loro, per me è come la Coca Cola: quando ho tanta sete, mi racconto una bugia.  Mi convinco, cioé, che una lattina di Coca possa dissetarmi e ogni volta si ripete il bluff: la sete resta, anzi, si moltiplica. E io finisco con l'ammettere che ho solo bisogno di acqua.
Così, mi ritrovo stasera,
a 15 ore dalla sveglia,
scampata al solito litigio automobilistico governato in perfetto stile terrone,
dopo aver venduto "deliziosi costumini da bagno alla signora in cashmere",
aver sorriso a uno sconosciuto che aveva uno sguardo da folle, in metro
e a un bambino con il lecca-lecca che parlava a sua madre che però ascoltava musica nell'i-pod,
dopo aver telefonato alla mia di madre, provando a immaginarne lo sguardo triste e un po' perso,
io, stasera, ho pensato che senza quegli occhi, lì fuori, non potrei vivere.

Commenti

Post popolari in questo blog

In cerca di preti, nelle chat popolate di solitudini

"Il desiderio di essere come tutti"

"Todo cambia" nel film di Moretti