lunedì 12 luglio 2010

In cerca di preti, nelle chat popolate di solitudini

Un mese intero passato in chat. In orari e con nomi diversi. Con un’unica indicazione nel profilo: “In cerca di un don”.
La prima cosa che si impara nei siti di incontri online è che non c’è tempo da perdere. Dunque, è meglio chiarire subito cosa si cerca: “170x67 castano non peloso maschile giovanile”. Oppure: “165x80, moro riccio, molto peloso, maschile e carino”. E, in questo caso, che sia anche prete.
Se è vero, poi, che tutte le chat si assomigliano, per quelle gay c’è solo l’imbarazzo della scelta: registrarsi è semplicissimo. Nessun controllo, ad esempio, sull’età dell’utente che, in teoria, potrebbe accedere ogni volta con un nick diverso.
Ci sono Mirc, la chat di gay.it, 77chat.com, ma anche siti come bearwww.com, gayromeo.com, gaydar.it: alcune richiedono anche la foto ma generalmente basta inserire pochi dati essenziali e l’indicazione di cosa cerchi e come lo vuoi.
Sesso, amore, amicizia, scambi di coppia: l’obiettivo è quasi sempre incontrarsi, nella realtà oppure via web cam.
I preti sono una categoria molto richiesta. Come i militari. “Il fascino della divisa”, si potrebbe dire. A loro è dedicata una delle tantissime chat room in cui è possibile entrare su 77chat.com. Qui, in homepage, campeggia uno sbrigativo divieto di pedofilia e pratiche sessuali con minorenni.
La nostra stanza a tema si chiama “Preti e amici”. I nick dei preti sono abbastanza scontati: Don cerca maturi, d_off, don umbro, don, don giu, don marco, don40, padre Pio e tanti altri. Gli “amici” indicano nel profilo le proprie preferenze.
“Dove sei? Quanti anni hai? Come sei fatto?”. È un copione già scritto: basta attendere pochi minuti e si aprono, una dopo l’altra, le prime finestre di dialogo. Le domande sono sempre quelle e conviene rispondere alla svelta per passare al secondo “blocco” - “sei sposato? single? gay? bisex?” - superato il quale avviene il (fortunato) passaggio a un luogo più sicuro: msn e/o telefono, preludio dell’incontro. Noi ci siamo fermati prima, semplicemente, scomparendo e riapparendo in chat con un nick diverso: un altro giro, un’altra corsa.
Un mondo, quello delle chat “per adulti”, più normale e ordinario di quanto si pensi. In realtà, un pezzo del nostro stesso mondo, incredibilmente popolato da solitudini, desideri repressi, sensi di colpa. Vite divise. Che, come osserva il teologo morale Giannino Piana (l’intervista è a pag. XXX), sono “drammaticamente segnate da una sorta di lacerazione”, alla perenne “ricerca di un modello troppo alto per essere raggiunto”.

La chat

Don: ciao, da dove?
X: da Roma e tu?
D: anch’io, quanti anni?
X: 39... sei un prete?
D: io 49, sì sono un prete. Anche tu?
X: io no, li cerco...
D: eccomi! Sei sposato?
X: no, sono gay
D: gay?
X: Perché, tu no?
D: non mi piace definirmi
X: avrai delle preferenze...
D: mi piacciono i maschietti
D: se ti far star bene pensare che sono gay, facciamo come dici tu... sei maschile o effeminato?
X: maschilissimo. Hai una relazione in questo momento?
D: sì ma lui vive a tanti chilometri di distanza... Dimmi, come sei fisicamente?
X: Sono alto 1,77, abbastanza magro, castano: un bel tipo secondo quelli a cui piaccio...
D: ehehehe è tutto soggettivo! Io, 170x67, castano, non peloso, maschile giovanile.
X: perché cerchi altri incontri se hai già una persona?
D: ti ho detto che cerco altri incontri?
X: chiedi a tutti come sono fatti prima di diventarci amico?
D: beh, non li escludo ma in genere non approdo mai a niente di che...
D: in che zona sei tu?
X: Roma nord. Dove vivi? in istituto o da solo?
D: zona centro, vivo solo... tu non hai storie in corso?
X: sì, una un po’ traballante: convivo con una persona.
D: Comunque, io non ho e non cerco esperienze di sesso anale: non mi interessa...
D: sei scappato?
X: scusa, perché me lo dici così?
D: meglio essere chiari...
X: non le cerchi o ne hai paura?
D: è una mia idea fissa e nessuno me la toglie...
X: un’idea fissa che ti infastidisce a quanto pare!
D: no.... uno può pensarla così?
X: certo, per me ognuno può fare come gli pare! E cosa ti concedi se posso?
D: beh tutto il resto in genere... sempre in bilico tra il cercare e lo sforzarmi a “fare il bravo”
X: e “il resto” invece ti dà piacere?
D: sì, certo.
X: non ti provoca sensi di colpa?
D: molti...
X: perché sei diventato prete, se posso?
D: è il risultato di certe situazioni vissute sulla mia pelle (penso): di contrasti prima e di solitudine poi...
X: ma sei contento di esserlo?
D: tutto sommato sì
X: il tutto sommato ha a che fare con la sessualità?
D: sì ma anche perché sto svolgendo una mansione particolare, con molta solitudine: ecco questo è un po’ il problema
X: quando finisce questa mansione?
D: non decido io... è una situazione un po’ complessa. Dai, cambiamo discorso! Che numero di piede hai?
X: ... questa domanda non me l’aspettavo: 42 comunque...
D: ognuno ha le sue stranezze... mi piace il piede maschile e mi piace il maschio in calzini... ehehehhe
X: intendi che ti piace il maschio nudo e vestito solo con i calzini?
D: no, anche vestito... purché in ciabatte e calzini, stranezze della vita!
X: in effetti è da approfondire...
D: beh, tu hai le tue: la storia dei maschi e dei preti da quanto ti frulla in testa?
X: da sempre e in questa chat mi sembra sia una fantasia molto comune!
D: dai, chiedimi quello che ti va... ti ‘concedo’ tre domande
X: vorrei sapere se hai mai perso la testa, il controllo, per qualcuno...
D: sì, ma senza esagerare...
X: ti spreteresti mai?
D: non credo
X: dunque così vivi bene?
D: beh nessuno mi ha obbligato, è una scelta libera che uno fa sapendo a cosa va incontro...
X: che fai ora?
D: già vuoi sparire?
X: ma no, ti dico che non sparisco...
D: ok... lavoro anch’io: prego, leggo, dico messa
X: mmhh se mi dici dove celebri vengo in incognito... vorrei ascoltare le tue omelie...
D: ... comunque, per la cronaca, ora sono un po’ eccitato...
X: come mai? cosa stai immaginando...
D: niente di che, solo il fatto di seguirti nel discorso...
X: allora continuo... che tipo di relazioni hai con gli uomini (maschi) in carne ed ossa?
D: se intendi il sesso, solo esperienze orali: perdo molti punti ai tuoi occhi?
X: ma no! Solo, mi viene in mente una domanda: prova a spiegarmi la differenza. Dal punto di vista della Chiesa sei comunque in errore...
D: lo so ma proprio non ci riesco. Dimmi come sei vestito...
X: jeans e polo blu. Tu?
D: io in jeans nero e maglietta, sono in ciabatte...
X: ah vero, le ciabatte...
D: eheheh...
X: Che hai da fare più tardi?
D: ho un incontro di preghiera...
X: hai un gruppo con cui ti vedi spesso oppure le persone cambiano?
D: una volta al mese se posso vado ma sono più di 400/500 persone.
X: ah però!
D: come ti chiami?
X: Matteo e tu?
D: Paolo... che farai domani?
X: riposo. Tu?
D: messa alle otto, poi angelus e quindi....riposo. Senti: non ti piacerebbe conoscermi?
X: sì che mi piacerebbe
D: vorrei incontrarti, anche solo una volta...
X: vediamo che succede, facciamo con calma...
D: vorrei solo un punto più sicuro dove trovarti... metti msn!
X: ok, dai, ci provo.
X: Ma come ti chiamano: don o padre?
D: in entrambi i modi... sai, qualcuno mi chiama anche monsignore.
X: accidenti!
D: ci sei stasera? Dalle 17.30 in poi sono qui. E se mi chiedi di fare due passi, ci sono pure! Lo vuoi il mio cellulare?
X: non lo voglio
D: ok
X: sei arrabbiato?
D: ....
X: forza! Non avere fretta monsignore.... fammi un sorriso!
D: sapessi...
X: dimmi...
D: se potessi ti darei un bel bacio sulla bocca... anzi, me lo daresti tu un bacio? mi fai un po’ di coccole?
X certo che te lo darei: come lo vuoi?
D: dolce, lento, passionale...
X: te lo sto dando...
D: mmhh...
X: ti piace?
D: moltissimo, sono eccitato.
X: mi fa piacere che ti piaccia
D: se fossi qui ti farei di tutto...
X: tranne il rapporto completo...
D: tranne quello: non avverrà mai. Ma se fossi con me ora, ti spoglierei, ti leccherei tutto...
X: Forse è meglio che ci salutiamo ora...
D: Non sparire
D: ti ho spaventato? Sono sempre molto provocante in chat ma ti assicuro che in realtà sono impacciato e pure... inconcludente.
X: non ti devi giustificare...sei quello che sei
D: non sparire
X: non sparisco.



INTERVISTA A GIANNINO PIANA:


• Come commenta, da teologo morale, il dialogo che abbiamo proposto?

GP: Purtroppo, credo che quello che viene fuori abbia fondamento e temo anche che si tratti di un comportamento abbastanza diffuso. Non so dal punto di vista statistico quante persone tocchi, ma certamente esiste una percentuale piuttosto estesa di preti che hanno tendenze omosessuali e che, attraverso le chat online, tentano di stabilire rapporti dai risvolti sessuali molto evidenti: vorrebbero vivere, così, una dimensione che reprimono nella vita reale, sintomo, questo, anche di una certa solitudine.

• C’è un elemento che emerge con chiarezza: l’esistenza di vite divise tra due mondi che corrono parallelamente...

GP: Questo doppio volto emerge con chiarezza dal colloquio: si fa continuamente presente e si rivela - nelle sue debolezze, nelle sue pulsioni - solo in contesti lontani dalla vita consacrata. Fa pensare all’esistenza di tutto un mondo sotterraneo che resta tale e che non viene soddisfatto. Questo perché non è stato neanche opportunamente coltivato attraverso un processo che l’avrebbe condotto, magari, a una sublimazione, ma molto più seria. L’assenza di questo percorso fa sì che esplodano forme contraddittorie di pulsione che rivelano, tra l’altro, tratti della personalità rimasti alla fase adolescenziale.


• È possibile secondo lei convivere per un’intera esistenza con e dentro questa contraddizione?

GP: È certamente difficile ma è anche possibile, purtroppo. C’è ed è forte la difficoltà oggettiva a comporre i due momenti: quello più autentico - che però esplode in forme abnormi e persino infantili - e per un altro verso, la necessità di rimanere in un contesto che permette di sopravvivere e che offre garanzie, sia dal punto di vista economico sia da quello della sicurezza. Garanzie anche di tipo psicologico: c’è uno status acquisito, c’è un ruolo che si esercita, c’è un’immagine di sé che, anche se in alcuni contesti, permette di socializzare.

• Ma una persona consacrata è in grado di gestire una condizione del genere svolgendo in modo adeguato il proprio ministero?

GP: Io credo di no: dove non c’è trasparenza, dove non c’è una scelta fatta liberamente – che sia orientata in una direzione o nell’altra – inevitabilmente nell’esercizio del ministero non è garantita quella autenticità necessaria e richiesta, quella trasparenza che deriva dal nocciolo più profondo di una persona. Ma questo comporta una scelta: quella di stare pubblicamente con un’altra persona, oppure, l’avvio di quel processo di sublimazione, anche della propria solitudine, di cui parlavo prima (e che però richiede una particolare tensione morale e psicologia ma anche una certa maturità).
Ho l’impressione, inoltre, che ci sia spesso, in molti preti, una certa difficoltà di rapportarsi agli altri in modo autentico e che emerge immediatamente e, forse, nasce anche da queste situazioni: con la conseguenza che risultano, alternativamente, quasi ostili ai rapporti, chiusi in se stessi oppure, al contrario, completamente dediti a forme (superficiali) di cameratismo, a rapporti troppo carichi e che rivelano sempre una situazione non chiarita al livello di coscienza personale e coinvolge il modo stesso in cui vivono il loro ministero.

• Basterebbe, secondo lei, cambiare le regole? Mi riferisco a quelle che fondano la morale sessuale della Chiesa cattolica.


GP: Credo che questo cambiamento sarebbe importante e inciderebbe su molte vite: la morale cattolica ha mantenuto, soprattutto a livello normativo, una visione fortemente negativa della sessualità, con la conseguenza di mettere in moto un meccanismo perverso di colpa e di auto-giustificazione.
Certamente, conta anche l’inserimento in un contesto piuttosto che in un altro: anche oggi ci sono seminari più severi e repressivi nei confronti della sessualità (e della donna in particolare) ed altri che puntano, seguendo lo spirito del Concilio Vaticano II, a una maggiore responsabilizzazione del soggetto, a valorizzare la libertà di azione e l’attenzione a scelte diverse. Questo, com’è naturale, provoca minori sensi di colpa e anche una visione più serena della sessualità e dell’erotismo.
Dunque, direi che la revisione delle regole che, di fatto, sono sempre più inascoltate, sia importante e valga per tutti, non solo per chi fa la scelta del sacerdozio. Ma mentre la gente comune, credente e praticante, ha ormai instaurato un rapporto che definirei “selettivo” con l’istituzione (tiene quel che le serve e sul piano morale prende le distanze), chi compie una scelta di vita consacrata, fa anche percorsi più necessitati e costringenti di quanto lo siano quelli normali.
D’altra parte, c’è anche un aspetto del tutto soggettivo: è chiaro che le persone più fragili sono anche le più esposte ai sensi di colpa, che poi sono sempre il frutto di pressioni esercitate dall’esterno. Ma anche di modelli ideali eccessivamente staccati dalla realtà. È questa distanza, è l’incapacità di essere fedeli a quel livello di idealità che viene proposto, è il vivere una serie di situazioni che portano lontano da quello che vorresti essere e che non sei, è tutto questo insieme, alla fine, che provoca conseguenze distruttive sulle persone.



*Giannino Piana è docente di etica ed economia presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Torino.

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