di prime comunioni e famiglie


Tutte quelle famiglie commosse e con il vestito della festa! chi potrebbe raccoglierle insieme, se non madre chiesa?
il parroco che interroga sui fondamentali del catechismo, ammonisce quei figli con il giglio in mano sul nuovo inizio: "da oggi cambia tutto", dice. la famiglia ritorna mille volte nelle sue parole ed è il vero cuore della predica: chi non è famiglia (o chi non la vive affatto, oppure chi la vive in modo diverso, come me) è fuori e guarda alla finestra quegli altri, i 'benedetti dal Signore' secondo il prete. le parole dell'omelia tacciono sull'imperfezione delle coppie 'non benedette dal matrimonio', di chi ha sentimenti omoaffettivi, delle persone sole con figli. l'amore è solo quello 'in linea con la creazione', quello del matrimonio in cui è possibile generare altra vita. e che è più facile da rappresentare dall'esterno: ha un'armonia, un equilibrio formale di ruoli che manca alle 'altre', le famiglie non benedette, quelle instabili, quelle asimmetriche e complicate (ma anche no!), che loro, i preti che vivono da celibi in comunità, definiscono 'traballanti', con un'affettività monca.
a un certo punto, il sacerdote - immagino, per fare un po' di folclore - ripete un detto salentino: 'nna petra ausa tuttu nnu parite', una cosa del genere. 'una sola pietra contribuisce a rendere solido un intero muro'. mi dico che è vero. ma questa stessa saggezza vale anche per le famiglie 'diverse'. ed è strano e triste che la chiesa non se ne renda conto.

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