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Avvenire, Pisapia e la Costituzione prêt-à-porter

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Secondo Avvenire la decisione del sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, di destinare anche alle coppie di fatto i fondi anti-crisi, violerebbe la nostra Costituzione. A scrivere sul quotidiano dei vescovi il commento critico è Francesco Riccardi: “La giunta comunale ha pensato bene (anzi male) di agire facendo leva sulla definizione di “famiglia anagrafica”, così come ridisegnata dalla legge del 1989. Questa prevede – al solo fine, amministrativo, di “fotografare” le situazioni di fatto – che siano registrate sullo stesso stato di famiglia «l’insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozioni, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti…»”.

Diario da Istanbul

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Istanbul, 23 gennaio 2012 – Sono a Istanbul per una breve vacanza, alla ricerca di una pausa dal mio mondo, in una città che sa essere molte cose diverse, tutte insieme. “Una città fatta di contrasti”, mi avevano avvisata alcuni amici, e questo ha reso la partenza ancora più eccitante. Abituata come sono, al mio “angolo di vita” tutto occidentale, apparentemente compatto, monodimensionale, questo posto si è rivelato ricco di sorprese: ho scoperto “la Istanbul” globalizzata, con i suoi Starbucks Coffee, che sarebbe potuta essere un pezzo di New York o Parigi. Dove giovani uomini e donne alla moda popolano la notte, per le strade eleganti e i locali di lusso; e “la Istanbul” dei venditori ambulanti di çay (tè), dei chioschi di Kebab e dei ristoranti tradizionali: qui è più facile incontrare gruppi umani monosessuali, vestiti con abiti tradizionali e dall’età indefinibile. Ma è la “terza” Istanbul, che miscela perfettamente le prime due, la più interessante. Quella che r...

Finalmente libera. Domani.

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"Pazienza", esclamò lei alzando lievemente le spalle. Lo faceva sempre quando sentiva che la situazione stava per sfuggirle di mano. E più aveva paura - di domani, della solitudine, del freddo - più assumeva quest'aria di autosufficienza, di "fortissimamente volli", di chi avrebbe vissuto  felicemente anche su una gamba sola, mantenendo l'equilibrio, il respiro e il pianto in gola. L'altra frase dei momenti critici, davvero critici, era "Mica ti devono amare per forza, ecchecazzo". Ma qui la superficie facciale subiva come una leggera scossa tellurica, e le crepe affioravano prepotenti, fino a sconfinare in singhiozzi patetici e rumorosi.

Maschere

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Le maschere che mi fanno più paura sono quelle di cui dimentico l'esistenza. Quelle che indosso come una seconda pelle, quelle che metto quando ho paura: di perdere, di soffrire, di morire. Sono le maschere che porto sempre con me: alle riunioni di lavoro, per ostentare sicurezza, a quelle col mondo per il terrore di essere fottuta. O vinta. Sono le mie vere nemiche proprio perché sembrano complici e sempre disponibili a regalarmi vittorie. O rivincite. Non imparo mai: la consapevolezza è poca cosa rispetto alla forza della paura. Eppure, se per un attimo decidessi di deporre una delle mie mille maschere, avrei un po' di pace, di riposo, persino di piacere. Non so se potrò mai essere amata per quello che sono. Perché non capisco davvero quale amore sia possibile con tante difese addosso, quante una sola persona proprio non è in grado di sopportare per tutta una vita. Sono troppe, una per ogni paura. Per ogni preghiera. Per ogni speranza. Per ogni solitudine....

Il gioco delle somiglianze

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Un vecchietto mi ha fermata per strada stamane. Passeggiavo con il mio cane per le stradine strette vicino casa, attendendo nervosamente che facesse i suoi bisogni alla svelta. Sulle prime, ero certa volesse rimproverarmi qualcosa: Totò faceva una pipì lunghissima sul lampione riverniciato da poco e l'idea di contribuire a sporcare qualcosa che è di tutti, mi solleva sempre sensi di colpa esagerati. Inutili. E invece questo signore rugoso mi fa: "Ma lei, signorina, è figlia della buonanima di Enzo?". Io, presa di sprovvista e già pronta alla controffensiva, rispondo - al contrario - indebolita: "Sono io! Lo conosceva?". E lui, un po' commosso: "Sì, era sempre gentile e sorridente: faceva molto bene a tutti". Al che io l'avrei abbracciato a prescindere: per ringraziarlo di avermi offerto un ricordo di mio padre. Mi sono trattenuta per non metterlo a disagio ma ne ho approfittato: "Come ha fatto a capire che sono sua figlia? Manco da ta...

A Natale siamo tutti più "chiaviche"

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Ma perché a Natale siamo tutti più depressi o euforici, comunque impressionabili, di certo emotivamente instabili? Chi è in crisi esistenziale, rischia il tracollo definitivo, chi ha subito un abbandono non va lasciato solo neppure mezza giornata, chi è disorientato meglio non si avventuri in territori sconosciuti. È come se, durante le feste, andassimo in giro tutti nudi: e ogni parola, ogni gesto, ogni sorriso o scherzo avessero lo stesso effetto di un calcio in bocca. Così è successo a me: all'inizio ho bellamente ignorato le prime scosse di terremoto.

Sopravvissuta

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Mi siedo al mio posto: 32C, rigorosamente corridoio perché quando volo e c'è brutto tempo, dispero di poter arrivare a destinazione, e mettermi dalla parte del finestrino mi pare autolesionistico. Sono proprio arrabbiata: sveglia all'alba, tante ore di lavoro e di tensione. Cosenza, poi, è stata particolarmente inospitale oggi. O, forse, ero io a non voler essere accolta. Insomma, mi siedo al mio posto, incazzata più del solito. Una statua di sale sarebbe stata più espressiva. Immobile, sguardo fisso, non ringhio solo perché non ne ho le energie. Decido di chiudere gli occhi per estromettere la realtà. A un certo punto, arriva il passeggero di fianco: mi chiede permesso ed io sono costretta ad alzarmi per farlo passare. Non mordo ma potrei.