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Visualizzazione dei post con l'etichetta crisi

Houston, abbiamo un problema

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Houston, abbiamo un problema! Non so cosa sia, se reale o frutto della mente (che sarebbe, dunque, ancora più reale e temibile), ma ogni dieci anni mi succede. Come a un giro di boa, a una svolta pericolosa, come a un tamponamento che impone una sosta non voluta. A un ingorgo idraulico che non c'è verso che vada giù spontaneamente. Mi succede di non trovare le parole per l'enormità che sento, di non riuscire a piangere, di sentire terrore per quello che può avvenire. Non importa che il futuro sia o no realmente terrorizzante: importa il presagio, conta il sentimento di muto stupore che mi anima e mi blocca, come se non ci fosse un domani.

Piero, il giardiniere

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Piero, giardiniere (segue telefono). Il biglietto da visita è a caratteri cubitali e finalmente scopro cosa fa nella vita quell’omone gentile che, ogni giorno, incontro durante la passeggiata mattutina con il mio cane. Non manca mai di fare un cenno di saluto, così, perché in un quartiere come quello in cui vivo, alla fine, si incontrano sempre le stesse persone: facce che ogni giorno finiscono con l’esserti un pochino familiari, facce preoccupate, pensose, facce felici, annoiate, corrucciate. Me le studio tutte, per via di un esercizio automatico che faccio fin da bambina, quando mi raccontavo storie tra me e me, senza principi e principesse, ma popolate da gente come me, normale e sconosciuta. Quanto a Piero, la sua faccia mi ha subito ispirato simpatia: ogni tanto, entro in un bar che è in piazzetta, e Piero è lì, con la tazzina ormai vuota del caffé bevuto chissà quante ore prima. Solo. Ha una pancia esagerata ed è vestito con abiti logori ma perfettamente in ordine. Pi...

Diario della mia vita da commessa (parte due)

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Arieccomi . Riprendo il Diario della mia vita da commessa part time (#c'ègrossacrisi) anche se dall'intimo firmato sono passata al caffè (sempre firmato eh). Lavorerò per tutto il mese di dicembre per otto ore al giorno, dal venerdì alla domenica e durante i feriali farò turni più brevi, alla bisogna. La boutique del caffè è centralissima, assomiglia più a un club che a un negozio e se lo chiami semplicemente caffè, alzano il sopracciglio ma sempre col sorriso - "meglio Cru, Grand Cru" - e poi ci sono svariate combinazioni di miscele di origini diverse  - "blend, meglio blend" - e varietà "pure origin" che provengono esclusivamente da quelle coltivazioni e i decaffeinati naturali, tramite acqua, mica quello che compra mamma al supermercato - "ché lì il processo di decaffeinizzazione avviene chimicamente" - ed è tutto un "bouquet, un'armonia, una nota fiorita, speziata, robusta, fruttata, tostata e perfino legnosa" (quest...

Ripensando a quel "choosy", nella giornata del recupero crediti

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Ripensavo, oggi, a tutta la querelle sulla scelta della Fornero del termine "choosy". Ero a un pranzo con altri colleghi dopo aver partecipato a una conferenza stampa alla Camera e, tipicamente, in queste situazioni si demarca il territorio (sì, un po' come fanno i nostri cani quando pisciano  su un ciuffo d'erba o all'angolo della strada già innaffiato da qualcun altro): "tu per chi scrivi?", "dove lavori?", "di cosa ti occupi?". Insomma, ci si prende reciprocamente le misure. C'erano due colleghe dell'Ansa, più grandi di me, molto gentili. Ho detto loro che faccio la freelance e che quel pezzo sarebbe andato (il condizionale è sempre d'obbligo) su LaStampa.it, tra gli approfondimenti realizzati da Greenews. Tante parole per spiegare una semplice corrispondenza di tipo giornalistico, tanta discontinuità, troppa fatica a star dietro a tutto (ché questa è solo una parte). Nel dirlo, mi sono ascoltata, ho guardato le coll...

Te li do io i centri per l'impiego

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Da alcuni mesi, da quando la crisi economica picchia più forte e le mie collaborazioni sono diventate più discontinue, mio fratello mi fa la telefonata settimanale, da Lecce, per ripetermi - in tono rassegnatamente severo - che "sì, ok, zero aspettative, fiducia minima, ma che i centri provinciali per l'impiego esistono, ed io ho l'obbligo morale di iscrivermi, e sarei una stupida a non farlo".  Piccolo passo indietro: io e mio fratello siamo orfani per cause di servizio. Dunque, apparteniamo a una categoria protetta: al pari di chi è portatore di disabilità, degli invalidi di guerra (ma ormai sono tutti morti) e degli orfani di guerra (in pensione).  La legge 68/1999 stabilisce percentuali e modalità di inserimento delle categorie protette, agli articoli 7 e 9.

La crisi è anche crisi di libertà

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Pensavo alla crisi ieri. Ne parlavo con un'amica: le dicevo di quanto tutto sia diventato difficile, di come sia impossibile mettere soldi da parte e semplice indebitarsi, e che per fortuna c'è la 'famiglia' d'origine a sostenere noi ex-giovani a caccia di futuro, lei sì che funziona veramente come forma di welfare alternativo... La mia amica, che faceva sì con la testa e mi comprendeva davvero, è appena uscita fuori da due anni di cassa integrazione e l'hanno richiamata in azienda da poco, al prezzo di andar via da qui e fare su e giù ogni settimana. A 48 anni. Parlavamo fitto, e facevamo di conto, quando incontriamo lei, F., giovanissima ragazza madre, sudamericana, amica di quartiere: vive con la figlia in casa di un signore che assiste e che in cambio dà loro vitto e alloggio. Ma da qualche settimana F. si sente poco bene: è gonfia, ha la pressione alta, si sente depressa, non ha le forze, le gambe non le reggono. Mentre ce lo racconta si mette a piange...