Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta solitudine

Finalmente libera. Domani.

Immagine
"Pazienza", esclamò lei alzando lievemente le spalle. Lo faceva sempre quando sentiva che la situazione stava per sfuggirle di mano. E più aveva paura - di domani, della solitudine, del freddo - più assumeva quest'aria di autosufficienza, di "fortissimamente volli", di chi avrebbe vissuto  felicemente anche su una gamba sola, mantenendo l'equilibrio, il respiro e il pianto in gola. L'altra frase dei momenti critici, davvero critici, era "Mica ti devono amare per forza, ecchecazzo". Ma qui la superficie facciale subiva come una leggera scossa tellurica, e le crepe affioravano prepotenti, fino a sconfinare in singhiozzi patetici e rumorosi.

Soli

Immagine
Ogni tanto mi chiedo cosa possa "misurare" realmente la nostra solitudine; con quale ordine di grandezza siamo in grado di darle un perimetro, immaginarne la profondità, valutarne il peso. Da persone integrate, "accompagnate", socialmente inserite, non riusciamo neppure a pensarci sole. Se non per brevi momenti, a singhiozzo, accidentalmente. La prossimità al mondo, al pezzo di mondo che ci riguarda e che spesso abitiamo come tanti galleggianti privi di corpo, ci trae in inganno: crea in noi l'illusione di "essere con" gli altri. E non solo di passargli accanto.