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Nipoti

Li guardo senza essere vista, sempre un passo indietro, scorgendo ogni volta un tratto nuovo, quasi adulto: un pezzo di carne che prima non c'era, una linea acerba disegnata dal corpo sempre in movimento, che ogni secondo cambia forma e diventa futuro. Sono i miei nipoti e, forse, il fatto che io non abbia figli, rende tanto potente quest'osservazione e l'impatto che ha su di me la vita in trasformazione.  Quando sono lontana, il loro pensiero mi adombra: l'idea che crescendo, diventino altro in mia assenza, mi provoca un senso di vuoto e un piccolo dolore sempre presente. Come una fitta insistente.

Di ulivi e famiglie

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La mia famiglia vive all'ombra degli ulivi. Quando, anni fa, andai via da lei, sapevo che sarebbe stato per sempre, anche se ad alta voce ripetevo "per ora". Il tempo mi aspetta a casa e solo qui: ogni volta che torno, come in questi giorni, ripristino il contatto con il tempo che passa. Solo qui lo "misuro": perché rallenta fino a fermarsi. E si fa cogliere. Ne vedo i segni: lo leggo sul viso di mia madre, nella lentezza di gesti che un tempo erano lesti, lo rintraccio negli sguardi bassi dei miei nipoti, per l'emozione e per quella speciale timidezza dei bambini. Che li assale quando gli adulti si assentano a lungo e vorrebbero, al ritorno, ristabilire un contatto, abbracciare i loro corpi come se nulla fosse.