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"Di cosa ha paura?"

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Ho il terrore di ammalarmi. Sono angosciata dall'idea di avere una qualche malattia che non riesco neppure a nominare. E questa sensazione mi blocca, mi toglie il respiro: in alcuni momenti mi sembra che sia solo una questione di tempo. Poi, per andare avanti, rimuovo. L'altro giorno ho detto al dottore: "Devo dirle una cosa ma mi vergogno". E lui: "Coraggio...". Dopo alcuni minuti di silenzio imbarazzato, ci sono riuscita: "Ho paura di avere qualche male e per non scoprirlo non mi decido ad andare a farmi visitare: ammesso che io non abbia nulla, la mia è ipocondria, ed è pure grave vero?". E lui, con indulgenza: "Di cosa ha paura precisamente? Del dolore, della morte...?". Non ho avuto incertezze nella risposta: "Di stare male, di vivere male il mio tempo, di non averne abbastanza per vivere certe cose, di non poterle più fare. Come posso vincermi?".

Mia nonna

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Quando mia nonna decise di venire a vivere con noi, io non ne fui felice. Non stava già bene e mi faceva paura la prossimità con la malattia: avevo 12 anni. Divenni molto aggressiva con lei: mi ribellavo alla sua fine, a quell'attesa sofferente, a quella promessa di vuoto a venire. Soprattutto, la sua vita dolorante scombussolava la mia idea di morte, l'unica che avessi sperimentato fino allora: all'epoca, per me la fine era qualcosa di repentino, un trauma che certo non aveva bisogno di annunciarsi, come uno che si chiude la porta alle spalle e va via senza voltarsi. Quello era stato mio padre, 3 anni prima.