Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta libertà

La crisi è anche crisi di libertà

Immagine
Pensavo alla crisi ieri. Ne parlavo con un'amica: le dicevo di quanto tutto sia diventato difficile, di come sia impossibile mettere soldi da parte e semplice indebitarsi, e che per fortuna c'è la 'famiglia' d'origine a sostenere noi ex-giovani a caccia di futuro, lei sì che funziona veramente come forma di welfare alternativo... La mia amica, che faceva sì con la testa e mi comprendeva davvero, è appena uscita fuori da due anni di cassa integrazione e l'hanno richiamata in azienda da poco, al prezzo di andar via da qui e fare su e giù ogni settimana. A 48 anni. Parlavamo fitto, e facevamo di conto, quando incontriamo lei, F., giovanissima ragazza madre, sudamericana, amica di quartiere: vive con la figlia in casa di un signore che assiste e che in cambio dà loro vitto e alloggio. Ma da qualche settimana F. si sente poco bene: è gonfia, ha la pressione alta, si sente depressa, non ha le forze, le gambe non le reggono. Mentre ce lo racconta si mette a piange...

Quando l'intimità si ritira

Immagine
Da qualche giorno, un pensiero mi insegue. Pignolo, puntuale, di quelli che procurano un fastidioso dolorino alla bocca dello stomaco: che fine fa l'intimità quando smette di esistere? dove si rintana? quale destino la aspetta? Pensateci: non è un sentimento che si trasforma, non è un progetto di vita, non è solo pura emotività. L'intimità è la riconquista di uno stato "originario": quando la vivi con qualcuno ti senti di nuotare con lui nel tuo stesso liquido amniotico, quell'acqua che si trovava nel ventre di tua madre, magicamente in grado di proteggerti dal mondo esterno. Non so cosa ne pensiate, ma per me stare in intimità con qualcuno è un po' come stare in uno stato di grazia: forse, l'unico in grado di farti sperimentare un livello altissimo di libertà, "con" un essere che non sia te stesso.

Libera, una sega...

Immagine
Da un po' di tempo mi imbatto nella conferma, dolorosa ma lucida, che il massimo di libertà che io riesca a conquistare, è una libertà condizionata, precaria, compromissoria. Minima. Questa evidenza mi fa rabbia e ogni volta mi illudo di poter essere un pizzico più libera della volta prima, solo azzerando i bisogni: scegliendo, non spinta da una fragilità ma sorretta da una forza. Poi, puntualmente (e per fortuna), arriva anche il momento in cui, non sono più libera, ma più saggia sì: succede ogni volta, quando sfuma l'auto-inganno e apro la porta alla verità: quella del momento e con la "v" rigorosamente minuscola! Capisco di essere stata vittima di un delirio e mi faccio tenerezza da sola: non mi arrabbio più con me stessa, perché vedo perfettamente i confini del mio bisogno - quello, appunto, di sentirmi forte e libera da aspettative nei confronti del mondo - e comprendo profondamente quanto possa essere fragile l'idea di esserne sciolti.

Il sesso (io senza me)

Immagine
"Solo quando dormo poco, sono capace di pensieri coraggiosi: perché?". Me lo chiedevo stamattina, al bar, mentre con la coda dell'occhio, scrutavo una coppia sulla quarantina ordinare "cappuccini-e-cornetti-alla-crema-e-crema-e-mele": lei sorridente e con la testa occupata; lui belloccio e altrove. Li guardo: sono piacevoli. Una coppia di corpi al risveglio: corpi che ancora hanno qualcosa da dirsi, mi dico mentre bevo il mio caffè molto macchiato. Sola. Guardo gli altri che, come la "mia" coppia, attraversano lo stesso passaggio mattutino: stanno per essere ma ancora non sono, e trovo che quei minuti, i primi del loro quotidiano stare al mondo, siano i più sensuali, e sciolti, armoniosi e meravigliosamente senza controllo, di tutto il tempo che verrà dopo.

La libertà non è star sopra un albero (a proposito di Santoro)

Immagine
Finalmente Michele Santoro è fuori dal servizio pubblico e il giovedì, potrò stordirmi – senza fastidiosi sensi di colpa – con la mia serie tv preferita, “The disperate housewives” che, con perfetta sincronia, la terza rete mandava in onda da alcuni mesi a questa parte. Mi mancava il Santoro che se ne “fotte”, e che – sempre fottendosene – non resta dove non è voluto, non continua a cercare le parole più adatte per mandarla a dire e non indulge a spiegazioni verbose alla ricerca di un compromesso impossibile. Impossibile perché l’esercizio del sacrosanto diritto di critica – sacrosanto per ciascun uomo libero, indipendentemente da quale parte politica voti – diventa premessa indispensabile allo svolgimento della professione giornalistica: perché in assenza di questa condizione, tecnicamente, non sei giornalista ma – nell’ordine – portavoce, portaborse, addetto stampa, portantino, assistente alla regia. Altro, insomma.