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La grande bellezza

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"La grande bellezza" mi ha messo addosso una grande fatica: la fatica di accettare la verità - "Roma mi ha deluso" - e quella di disinnescare il bluff delle parole, dei copioni scritti come a teatro, e recitati tutti i giorni. La fatica di guardare negli occhi la noia che ci affligge nei rapporti e ogni volta che non abbiamo più occhi per la bellezza che ci circonda.

Bolle e il "degrado" dei senzatetto

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La prima volta che venni a Roma, quindici anni fa, fu per tre giorni, accompagnata da un amico che nella capitale aveva vissuto gli anni dell’università. Al nostro arrivo – era sera, molto tardi – passammo velocemente per via Marsala, la strada che affianca la stazione Termini, la stessa strada che, anni dopo, avrei percorso centinaia di volte, avendo scelto come “base” il quartiere di San Lorenzo. E nonostante il decennio romano, appena festeggiato, i ricordi di quella sera sono rimasti come scolpiti nella mia memoria, tanto fu intenso lo stupore che mi colse: c’erano, lungo il marciapiede che scorre accanto alla stazione, riparati sotto le pensiline, decine di corpi, messi uno dopo l’altro, come in una corsia di ospedale ma semplicemente infilati in dei sacchi a pelo, oppure avvolti in coperte e giornali, riposti su un letto di cartone. Accanto a loro, spesso, riuscivo a distinguere alcuni contenitori di Tavernello oppure buste di latte.

E la “passeggiata” tra gli indignati è andata a finire “a schifìo”

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Abbiamo incrociato i nostri sguardi per un solo secondo: camminavamo, io e il mio cane, ai lati del corteo che sfilava in quel momento per via Labicana, poco prima che iniziasse la guerriglia urbana. Mi aveva attirata la sua sagoma rotonda, il volto coperto di nero tranne gli occhi: verdi, vitrei. Due fessure che si muovevano a scatti, a una velocità incredibile: era chiaro che l’infiltrato, un black bloc, aveva una soglia di attenzione elevatissima, tipica di chi sta per compiere un’azione importante. Istintivamente ho arretrato per allargare il mio angolo visuale. E ho visto tutto a rallentatore. Insieme a lui, altri incappucciati si muovevano in direzione contraria al corteo: a fare loro da richiamo, lo scoppio – a pochi metri – di una bomba carta. Una specie di segnale: decine di ragazzi si sono staccati dalla folla di manifestanti, e ricoprendosi il volto, si mandavano segnali senza parlarsi.