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Visualizzazione dei post con l'etichetta chiesa

Il divieto di pensare in proprio

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Siamo condannati a restare per l’eternità figli della Controriforma? Domanda inquietante. E se lo chiede, più o meno con queste parole, Ermanno Rea, nel suo “La fabbrica dell’obbedienza” (Feltrinelli editori). Il che non significa semplicemente che ci affidiamo ancora alla parola dei papi e delle gerarchie ecclesiastiche, ma che abbiamo una specie di propensione naturale – data dal fatto che “noi siamo le nostre esperienze” – a seguire ciecamente una fede, intesa come visione “autoritativa” delle cose del mondo.

"Todo cambia" nel film di Moretti

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Avevo paura di andare a vedere "Habemus Papam": nutrivo un'aspettativa altissima e ho commesso l'errore di leggere recensioni, commenti e sconclusionati appelli al boicottaggio che mi hanno inutilmente appesantita. In realtà, il film è lieve e sorridente, e ti fa entrare dentro di sé senza forzature e con ritmo. Sono grata a Moretti, intanto, per " Todo cambia " cantata da Mercedes Sosa (che riascolto mentre scrivo queste righe) e colonna sonora di uno dei più bei momenti del film: il testo del musicista cileno Julio Numhauser cattura perfettamente quel particolare movimento che fa la vita quando si sente messa all'angolo. Incastrata.

Ci sono "Valori" e valori

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Se esiste un’affinità “elettiva”, emersa in maniera prepotente nell’ultimo decennio di governo del centrodestra, è quella che collega il berlusconismo alla chiesa cattolica – più precisamente – alle gerarchie vaticane: una sorta di parentela acquisita che il filosofo e psicoanalista Umberto Galimberti individua e chiama con il suo nome.

Opus gay

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Quando ho iniziato a scrivere questo libro sul rapporto tra chiesa cattolica e omosessualità, mi sono sentita in difficoltà. Come giornalista, infatti, avevo già affrontato in passato la questione dei diritti civili e provato a indagare le ragioni della loro costante violazione. Questa volta, però, avrei dovuto interrogarmi e scegliere le parole giuste per raccontare due realtà che, in modo diverso, hanno sempre fatto parte della mia vita. Ma non c’erano parole giuste per descriverle. Solo espressioni limitate che, purtroppo, rischiavano di tradirle. Da una parte la chiesa: ho studiato in una scuola cattolica per otto anni e sono stata, letteralmente, accompagnata nella mia formazione da un prete. Tutti i sabati, con i miei amici, leggevamo la parola e cercavamo di comprendere come farla entrare nelle nostre vite. Dall’altra parte, le persone omosessuali. È davvero strano parlare di loro come se fossero una categoria a sé: ogni volta mi sembra di ridurli a un’etichetta. E di violarne l...

Omosessualità, i ricatti della fede dietro la grata del confessionale

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Padre, sono lesbica, amo le donne come me e sono credente. Soffro per il giudizio della Chiesa e sento forte il peso della colpa. «Fatti forza e domina le tue tendenze», risponde il prete di San Giovanni Bosco, nel Tuscolano, la stessa chiesa che non celebrò i funerali di Piergiorgio Welby. «Noi siamo esseri deboli, capaci di un amore limitato e istintuale, per questo dobbiamo seguire il comandamento della Chiesa, che è quello dell’amore integrale della Bibbia». Una confessione standard, ripetuta in dieci chiese romane, seguendo un percorso che dalla periferia della capitale porta dritti nel cuore del cattolicesimo, a San Pietro. Per capire come rispondono i ministri della Chiesa all’omosessuale che crede. E che teme l’esclusione dalla comunità ecclesiale. Poco oltre c’è la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice: il padre confessore è visibilmente imbarazzato, infatti, non trova le parole. Alla fine, riesce a dire: «Siamo proprio sicuri? Esiste una diagnosi clinica che accerti l’omosessual...

Vicolo cieco

Ho pubblicato, qui sotto, un brano dell'articolo scritto da Stefano Rodotà su Micromega. Dice cose condivisibili e straordinariamente equilibrate: solo su un punto non mi trova d'accordo. La Chiesa non "impone" comportamenti al legislatore. La Chiesa influenza e parla ai propri fedeli: la sua parola non è priva di conseguenze e ha lo scopo dichiarato di condizionare le coscienze. Non è importante se siamo o no daccordo con lei, se aderiamo o no al messaggio di Ratzinger. Il punto è un altro: è la classe politica che dovrebbe agire in maniera autonoma e non essere condizionata dalla Chiesa. E' il legislatore che deve farsi guidare solo dal diritto e guardare alla Chiesa come si guarderebbe a uno qualsiasi degli interlocutori istituzionali. Una classe politica debole come la nostra, con una sinistra che è solo la caricatura di se stessa, non vede l'ora di avere un padrone che le indichi una strada, anche se è senza uscita.