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Avvenire da non credere: contro femminicidi può solo la fedeltà

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Un’altra donna è morta, uccisa per mano del proprio uomo, entrambi di origini indiane, perché “vestiva all’occidentale”: motivazione ricorrente nei “femminicidi” che coinvolgono coppie (o famiglie) provenienti da paesi culturalmente condizionati da forme di integralismo religioso. In realtà, se leggiamo un po’ di rassegna stampa dedicata alle donne ammazzate solo nell’ultimo anno – interessante, a questo proposito, l’inchiesta curata dal blog del Corriere “La 27ora: che dà la parola agli uomini - l’idea che emerge è che “ ci sono ancora i padri-padroni, che s’aggrappano con la forza dei loro muscoli alla tracotanza di un potere millenario e anacronistico. C’è una minoranza di uomini con disturbi psichiatrici, che andrebbero diagnosticati e curati. Ci sono gli irriducibili che picchiano, schiavizzano, in alcuni casi uccidono e non si chiedono nemmeno il perché”.

Il “femminicidio” e tutto quello che c’è prima

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È da giorni che ci penso. Da quando, questo femminicidio in corso – come lo chiama Adriano Sofri oggi su la Repubblica – ci “consegna”, ogni due giorni, il corpo ucciso di una donna per mano di un uomo, quasi sempre del suo uomo o dell’ex. Penso a quando ho conosciuto Angela – il nome vero è un altro e non tocca a me dirlo – brillante, bella, sfuggente, ombrosa, lunatica, a un aperitivo con altre amiche. Mentre, nel locale affollatissimo, si ride e si brinda, sperimentando la tipica leggerezza alcolica, Angela fissa come ipnotizzata il telefono che trilla insistente: sms, telefonate, squilli a valanghe. Per un’ora, senza sosta. All’inizio, ignora e sdrammatizza ma poi si adombra, va in bagno e ritorna al tavolo stravolta.

Diario da Istanbul

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Istanbul, 23 gennaio 2012 – Sono a Istanbul per una breve vacanza, alla ricerca di una pausa dal mio mondo, in una città che sa essere molte cose diverse, tutte insieme. “Una città fatta di contrasti”, mi avevano avvisata alcuni amici, e questo ha reso la partenza ancora più eccitante. Abituata come sono, al mio “angolo di vita” tutto occidentale, apparentemente compatto, monodimensionale, questo posto si è rivelato ricco di sorprese: ho scoperto “la Istanbul” globalizzata, con i suoi Starbucks Coffee, che sarebbe potuta essere un pezzo di New York o Parigi. Dove giovani uomini e donne alla moda popolano la notte, per le strade eleganti e i locali di lusso; e “la Istanbul” dei venditori ambulanti di çay (tè), dei chioschi di Kebab e dei ristoranti tradizionali: qui è più facile incontrare gruppi umani monosessuali, vestiti con abiti tradizionali e dall’età indefinibile. Ma è la “terza” Istanbul, che miscela perfettamente le prime due, la più interessante. Quella che r...

Alla peggio..."se famo ddu risate"

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Ben 2.370 persone – tutti uomini? chi lo sa! – su Facebook hanno cliccato “mi piace” dopo aver letto l’ articolo firmato da Camillo Langone: “Togliete i libri alle donne e torneranno a far figli”, apparso due giorni fa su Libero . Speriamo si tratti di cifre gonfiate ad arte perché, altrimenti, dovremmo concludere che la madre degli idioti è sempre incinta, motto che calza a pennello con il tema in oggetto. No! Non leggete, ché il vostro tempo è prezioso.

(Uomini) che odiano le donne

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Se c'è un universo che conoscevo poco e male, è sempre stato quello femminile. E se c'è, invece, una porzione di mondo in cui oggi sono immersa, questa è fatta di donne. Di sole donne. Per anni, ci siamo guardate di traverso, collegate da un sentimento di reciproca diffidenza. Io, comodamente seduta su una rete di rapporti maschili, mi trovavo meglio a giocare a guardie e ladri che non con le bambole. E sono venuta su molto rudemente, a discapito di una certa malizia, tuttora acerba: il ritardo accumulato è difficilmente colmabile, ormai. E dunque, il destino (inevitabile) è un presente molto in stile 'Desperate housewives': meno glamour ma anche meno "desperate": normale insomma. Se non fosse che, ogni tanto, inciampo in qualche storia che mi smaschera, mi mette all'angolo e svela tutta la mia inadeguatezza.

Storie di donne

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Ci sono almeno tre donne, ieri, che in piazza non sono riuscite proprio a scendere. Forse, in un’altra vita, avrebbero avuto la forza di manifestare la propria personale, privata, battaglia per i diritti. In realtà, sono donne “sradicate”, fragili. Forse, come e più di tante altre donne: sono Claudia, Alessandra e Roxana. Se parli loro della mobilitazione di ieri, per e di tutte le donne, di coscienza civile, di cultura e diritti, le senti rispondere con un sorriso: “Cosa vuol dire? A me basta vivere serena con la mia famiglia, e non dover temere niente”. Oppure: “Mi sembra inutile: quando ne avrò la forza, magari”.