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Non importa che sei un cane

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Non importa che sei un cane: quando ti ho visto sparire dietro il viale, all'inseguimento ostinato (come sei tu) di quella dannata macchina, ho pensato che non ti avrei più rivisto. Mi sono messa in macchina, sperando di trovarti nel castagneto vicino, o nella piccola valle che riuscivo a coprire con lo sguardo: non c'eri. Poi, presentimenti e paure hanno avuto la meglio: ti vedevo coricato di lato, tramortito, sulla strada provinciale, tutta curve, che circonda il lago. Quella che, nell'inseguimento insensato della macchina, forse avevi preso. Ho iniziato a singhiozzare: mi sono detta, 'cavolo, non piangevo così - come una bambina - da quando se n'è andato mio padre, sempre per colpa di una macchina che si è schiantata dietro la "curva della morte"'.

Start

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Quante volte ricominciamo da capo, ripartiamo da zero, facciamo il giro completo, come nel gioco dell'oca, passando da "start"? Quante in una vita? Proprio quando hai la sensazione di aver percorso i chilometri, di aver sudato 77 camicie, di aver versato litri di lacrime e conquistato tantissime lune, proprio in quel momento, improvvisamente, qualcosa o qualcuno ti ricorda che tutto è "passato", trascorso, distante. E tu te lo sei lasciato indietro - è lì, lo vedi - ma non ce l'hai in tasca, non puoi impugnarlo come si impugna un amuleto per trovare la forza. Invece, ti tocca andare avanti, oltre quella montagna: scalarne la vetta, provare fatica, temere di non farcela, e poi - forse - segnare un altro "record" di vita.