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Su Oscar Giannino e un vecchio amore

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Conosco Oscar Giannino per averlo osservato, (relativamente) da vicino, nel corso di alcuni anni: tempo fa, lavoravo nella redazione di una piccola rivista moderata e di stampo liberale che collaborava con l'Ibl e lui era, già allora, un punto di riferimento in quell'ambiente. Lo osservavo quando, in abiti eccentrici - da me molto ammirati - veniva ai workshop che organizzavamo: quella scelta di non passare inosservato per i colori e i tessuti indossati, un po' cozzava con il suo modo di fare che mi appariva, al contrario, schivo e "riparato". Questo contrasto, ricordo, mi piaceva moltissimo perché - pensavo - era rivelatore di una forza e, insieme, di una debolezza. E poi perché in un mondo che si sforza, costantemente, di apparire privo di aporie, il più possibile provvisto del marchio di fabbrica, lui esibisce così la propria "stranezza" che è anche estraneità.

Sui diritti dei padri: due parole alle donne

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Ho diverse amiche che hanno già procreato ed esercitano, molto felicemente, una maternità scrupolosa e amorevole. Aggiungerei anche "consapevole" e, con questo, alludo alla capacità - tutta femminile - di porsi quella domanda in più sulla vita (e se stesse e il partner e il futuro), generalmente, agli uomini assai sgradita. Domanda che, in alcuni casi e a dirla tutta, si risolve in un eccesso di seghe mentali tanto velleitarie quanto inconcludenti. Portiamo questi figli dentro di noi per nove mesi, custodendoli e preparandoli a venire al mondo, che quando ci sono, quando escono fuori di noi e conquistano - giorno dopo giorno - una loro originalissima fisionomia, allora li vorremmo ricacciare dentro: per proteggerli, per un istinto incontrollabile che ci porta a credere che tutto quello che facciamo per loro, il nostro stesso amore, sia solo  fonte di cose belle, valori positivi, energia vitale. E, invece, invece così non è. A partire da come cons...

Cinque grammi di caffé

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Il 1 dicembre la boutique manager mi ha chiamata da parte: "Ho già il tuo Iban?", mi ha chiesto. E io - balbettante - me la sono guardata e "sì, sì ma a che ti serve?". Facciamo sempre domande stupide per prendere tempo. Quando non ci capacitiamo che quella cosa la stanno chiedendo proprio a noi. E' stato così che mi si è aperto un mondo: ogni primo del mese ci sono luoghi i cui dipendenti (e anche i collaboratori occasionali come me) sono retribuiti (r-e-t-r-i-b-u-i-t-i), e questo dato non è opinabile, non scatta su richiesta come riflettevo qui , ma  appartiene alla sfera delle certezze. Una sfera molto ben assortita, a quanto pare: chi lavora in questo posto gode di straordinari pagati, ha diritto ai buoni pasto, può contare su alcune garanzie, granitiche, direi: puntualità estrema nei pagamenti, un buon contratto, diritti rispettati.

Diario della mia vita da commessa (parte due)

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Arieccomi . Riprendo il Diario della mia vita da commessa part time (#c'ègrossacrisi) anche se dall'intimo firmato sono passata al caffè (sempre firmato eh). Lavorerò per tutto il mese di dicembre per otto ore al giorno, dal venerdì alla domenica e durante i feriali farò turni più brevi, alla bisogna. La boutique del caffè è centralissima, assomiglia più a un club che a un negozio e se lo chiami semplicemente caffè, alzano il sopracciglio ma sempre col sorriso - "meglio Cru, Grand Cru" - e poi ci sono svariate combinazioni di miscele di origini diverse  - "blend, meglio blend" - e varietà "pure origin" che provengono esclusivamente da quelle coltivazioni e i decaffeinati naturali, tramite acqua, mica quello che compra mamma al supermercato - "ché lì il processo di decaffeinizzazione avviene chimicamente" - ed è tutto un "bouquet, un'armonia, una nota fiorita, speziata, robusta, fruttata, tostata e perfino legnosa" (quest...

Formigoni come la croce rossa e due parole a Lerner

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Ormai la vicenda che ha coinvolto Roberto Formigoni, la sua portavoce e Cristina Parodi  è nota : dopo un’intervista al Cristina Parodi live, nuovo programma di La7, il governatore della Lombardia, infuriato per le domande, a suo giudizio non strettamente politiche e non concordate prima con l’intervistatrice, se l’è presa con Gaia Caretta, sua portavoce, urlandole contro: “Adesso stai qui e spacchi la faccia alla Parodi, e a tutta questa banda, oppure sei licenziata”. Caretta, in serata ha inviato questo tweet: “Non parlo della vicenda di oggi, sono coinvolta in prima persona e non lo riterrei serio e professionale. Ringrazio x gli attestati di stima”. Un comportamento comprensibile e, se vogliamo, professionale.

La democrazia sputtanata e ferita

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Ieri è stata una giornata terribile per tutti noi e per quei diritti fondamentali di cui ciascuno gode ma che non hanno corpo e sostanza fino a quando non sono violati, calpestati, feriti. Tre fotogrammi completamente diversi hanno invaso le nostre bacheche “social”, hanno attraverso il web e sono andati via cavo, a testimoniare che la democrazia è ancora una terra da conquistare. Almeno una parte importante di essa. Il primo è rappresentato dalla “medaglia” a due facce delle manifestazioni di ieri: il bastone del poliziotto che colpisce da dietro un giovane e i molotov e le spranghe dei balordi. Immagini che hanno mostrato a tutti quanto abbiano bisogno, l’una dell’altra, queste due violenze – quella degli infiltrati nei cortei e quella dello Stato che picchia duro, e non solo per difendersi – due “furie” che puntualmente si danno convegno quando a scendere in campo per protestare in difesa dei loro diritti sono studenti, operai, cittadini, altrimenti invisibili. Occorre dirlo c...

Vorrei usare parole perfette

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A me la ciclicità fa paura. Tanta, forse troppa. Peccato sia il tic umano più diffuso, l'abito più indossato. Discuto con me stessa mentre mi colgo in flagranza di reato: mi detesto con forza, ogni volta che commetto gli stessi errori, quando mi abbandono a identiche illusioni (che ho passato al vaglio, analizzato, razionalizzato, esaminato a prova di entomologo), riaccarezzo ipotesi scartate da tempo e ridò corpo a pensieri vaporizzati sul nascere, evanescenti, troppo per reggere allo scontro la realtà. E basta! Gli altri, solo quelli da cui mi sento circondata come da un esercito minaccioso, mi sono tutti complici in questo eterno tornare sui propri passi: sembra che l'unica cosa che ci unisce sia quella di fare infiniti giri intorno al tavolo della realtà parallela, quella che non esiste.