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Facili generalizzazioni

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Sulla stampa internazionale è tutto un tripudio di commenti all’indomani delle dimissioni di Silvio Berlusconi: su alcuni – per la verità – sarebbe stata auspicabile una sana autocensura. Ad esempio: l a Repubblica di oggi, a pagina 16, ci propone un estratto degli sguardi che ci giungono dal mondo in queste ore. E forse perché estremamente condensato, il pensiero di alcuni intellettuali e commentatori esteri sulla capitolazione dell’ex presidente del Consiglio, appare un po’ banale, oltre che arrogante. Tra Bill Emmott, ex direttore dell’Economist e Nicolas Demorand, direttore di Liberation, spunta – in taglio basso, centrale – l’intervento di tale Jane Kramer, corrispondente per l’Europa della prestigiosa rivista Usa, New Yorker.

Lo dovrò dire al mio analista

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Chi ha visto, giovedì sera, il nuovo programma di Michele Santoro “Servizio Pubblico”, avrà anche seguito l’intervista a Chiara Danese, una delle ragazze portate dal direttore del Tg4, Emilio Fede, ai festini di Arcore. Chiara dice di essersi sentita male nell’assistere a spogliarelli e palpeggiamenti, ai corpi seminudi di finte infermiere, tutte lì riunite a celebrare l’impotenza del presidente del Consiglio e a guadagnarsi un posto nella sua tv spazzatura. Chiara non se l’aspettava, ha voluto credere alla versione di una cena elegante a Villa San Martino e, dopo una primo momento di imbarazzo – al prezzo di alcune toccatine sul sedere a cui non ha saputo reagire – ha voluto andar via, accompagnata da un Fede tranquillizzante e falso come un rolex napoletano.

La storia di Nina

Nina ha tre mesi. La prima volta che l’ho “vista”, è stata nel sorriso e nella pancia della sua mamma Isabella, al parchetto dei cani. E nella sua attesa serena e pratica, da “donna del Nord”, mi dicevo a ogni incontro. Quando è nata Nina, a Brescia, Isabella ha tardato un po’ a darci notizie, nonostante i messaggi di auguri che a turno, noi amici, le mandavamo. Poi, la sua mail: “Nina ha una malattia genetica, non diagnosticata in fase di gravidanza”. Si tratta di una sindrome rara (colpisce un bambino su 250mila), che si chiama Sindrome Oro-Digito-Facciale di tipo 1 (OFD-I). Questa malattia, letale nei maschi, porta dismorfismi facciali, anomalie del cavo orale, delle dita, e spesso malformazioni cerebrali e rene policistico.

Start

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Quante volte ricominciamo da capo, ripartiamo da zero, facciamo il giro completo, come nel gioco dell'oca, passando da "start"? Quante in una vita? Proprio quando hai la sensazione di aver percorso i chilometri, di aver sudato 77 camicie, di aver versato litri di lacrime e conquistato tantissime lune, proprio in quel momento, improvvisamente, qualcosa o qualcuno ti ricorda che tutto è "passato", trascorso, distante. E tu te lo sei lasciato indietro - è lì, lo vedi - ma non ce l'hai in tasca, non puoi impugnarlo come si impugna un amuleto per trovare la forza. Invece, ti tocca andare avanti, oltre quella montagna: scalarne la vetta, provare fatica, temere di non farcela, e poi - forse - segnare un altro "record" di vita.

Su "Carnage" (e noi)

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Cosa può succedere a due coppie chiuse in un elegante appartamento di New York per sanare una lite violenta avvenuta tra i rispettivi figli undicenni? Di tutto. Nonostante gli sforzi iniziali politicamente corretti conditi da un forzato buonismo. Nonostante il clima molto borghese, fedele alle convenzioni bon ton e affezionato alle ipocrisie sociali. Alla fine succederà di tutto. Zachary, figlio di un avvocato e di un'intermediatrice finanziaria (Christoph Waltz e Kate Winslet) ha dato una bastonata, rompendogli due incisivi, a Ethan, figlio di una bibliotecaria-scrittrice e un venditore di articoli casalinghi (Jodie Foster e John C. Reilly). Ora tocca ai genitori trovare un accordo accettabile per entrambi.

E la “passeggiata” tra gli indignati è andata a finire “a schifìo”

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Abbiamo incrociato i nostri sguardi per un solo secondo: camminavamo, io e il mio cane, ai lati del corteo che sfilava in quel momento per via Labicana, poco prima che iniziasse la guerriglia urbana. Mi aveva attirata la sua sagoma rotonda, il volto coperto di nero tranne gli occhi: verdi, vitrei. Due fessure che si muovevano a scatti, a una velocità incredibile: era chiaro che l’infiltrato, un black bloc, aveva una soglia di attenzione elevatissima, tipica di chi sta per compiere un’azione importante. Istintivamente ho arretrato per allargare il mio angolo visuale. E ho visto tutto a rallentatore. Insieme a lui, altri incappucciati si muovevano in direzione contraria al corteo: a fare loro da richiamo, lo scoppio – a pochi metri – di una bomba carta. Una specie di segnale: decine di ragazzi si sono staccati dalla folla di manifestanti, e ricoprendosi il volto, si mandavano segnali senza parlarsi.

Dove sono le parole?

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"Se vuoi scrivere, prima devi conquistare la tua solitudine, che è quel luogo senza limiti dove lo scrittore lavora. ... Se vuoi scrivere, non perdere tempo, ma preparati ad affrontare le difficoltà. Se vuoi scrivere cerca nel fondo di te stessa. Se vuoi scrivere devi anteporre questo desiderio a qualsiasi altro interesse. Se vuoi scrivere strappa e strappa ancora quello che hai scritto fino a farti sangue. Se vuoi scrivere, fuggi dal successo facile, non fidarti dei complimenti della gente senza criterio, sii umile, sii paziente, sii perseverante".