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Liberi di scegliere sulla propria morte. “Sia fatta la mia volontà”, una docufiction su funerali civili e testamento biologico

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Cosa c’è di più democratico del corpo che muore? Ben poco: perché se “nel presente muore solo qualcuno, nel passato sono morti proprio tutti”, osserva icastico Ascanio Celestini in Sia fatta la mia volontà, la docufiction prodotta dall’associazione culturale Schegge di cotone e nata da un’idea di Emanuele Di Giacomo e Ottavia Leoni. Un’ora e venti minuti (rigorosamente no budget), diretti e interpretati da Paola Bordi, Elisa Capo e dalla stessa Leoni, per affrontare la questione “ingombrante” e dolorosa di cosa fare del corpo di chi muore. Un viaggio ironico e riflessivo intorno al tema della morte e ai suoi aspetti più pratici che parte dall’organizzazione di funerali laici – una vera corsa ad ostacoli – fino a toccare il tema più ampio del diritto alla libertà di scelta. Che riguarda, come spiegano gli autori, non soltanto la decisione di quale “rito scegliere” per l’estremo saluto, o a “quale destino” affidare il proprio corpo una volta finita la cerimonia, ma che investe anche “le ...

La lobby omosessuale (che non c'è)

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"In Italia non esiste una lobby omosessuale", disse il prete gay che confessava a San Pietro. E quelle parole tornano in mente e si rafforzano, ieri sera, quando la fiaccolata sparuta contro l'omofobia si scioglie come neve al sole, proprio di fronte a quel bar che aveva negato pochi fazzoletti all'ennesimo ragazzo pestato a sangue, colpevole di essere gay, nella Roma capitale dell'anno 2010. Il bar è il tipico posto per turisti americani, con l'insegna psichedelica e i gelati che sembrano di plastica: a servirli ragazzi rigorosamente stranieri che l'italiano lo masticano appena. Proprio lì, dove poche notti prima nessuno si era preoccupato di soccorrere il 22enne aggredito (per paura, negligenza, superficialità, incultura, poco importa a questo punto), quando il corteo si para di fronte all'ingresso e urla a chi era dentro "vergogna, vergogna", il presidente dell'Arcigay (sempre più una sorta di sindacato senza tessere), Fabrizio Marrazz...

Quando un prete combatte i pedofili

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Don Fortunato Di Noto quando parla di pedofilia non mantiene la calma, anzi, si infervora e, quando se ne rende conto, chiede scusa. In realtà, lui che è parroco ad Avola, in provincia di Siracusa, ed insegna Storia ecclesiastica all’Università, con la pedofilia ci combatte da sempre: è stato tra i primi in Italia, ventuno anni fa, a darle battaglia, grazie alla sua “passione per il web e le nuove tecnologie” che gli hanno spalancato le porte della pedopornografia. Da allora, ha fondato la sua associazione, Meter (parola di origine greca che significa ‘accoglienza, grembo’) che si propone di “promuovere nelle realtà ecclesiali e non, la cultura, i diritti e la tutela dell’infanzia”. E che ogni anno, in convenzione con la polizia postale, realizza un report proprio su pedofilia e pedopornografia. La vicenda dell’arresto di don Domenico Pezzini - che non è un prete qualsiasi ma da sempre impegnato accanto alle persone omosessuali e storico fondatore del gruppo ‘Il Guado’ di Milano - per ...

di prime comunioni e famiglie

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Tutte quelle famiglie commosse e con il vestito della festa! chi potrebbe raccoglierle insieme, se non madre chiesa? il parroco che interroga sui fondamentali del catechismo, ammonisce quei figli con il giglio in mano sul nuovo inizio: "da oggi cambia tutto", dice. la famiglia ritorna mille volte nelle sue parole ed è il vero cuore della predica: chi non è famiglia (o chi non la vive affatto, oppure chi la vive in modo diverso, come me) è fuori e guarda alla finestra quegli altri, i 'benedetti dal Signore' secondo il prete. le parole dell'omelia tacciono sull'imperfezione delle coppie 'non benedette dal matrimonio', di chi ha sentimenti omoaffettivi, delle persone sole con figli. l'amore è solo quello 'in linea con la creazione', quello del matrimonio in cui è possibile generare altra vita. e che è più facile da rappresentare dall'esterno: ha un'armonia, un equilibrio formale di ruoli che manca alle 'altre', le famiglie non ...

Partono i “Mondiali al contrario”. Il Sudafrica in Italia ci insegna la rivolta

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Chissà cosa penseranno i sudafricani di Abahlali baseMjondolo (‘quelli che vivono nella baracche’, in lingua zulu) delle parole di This time for Africa, l’inno ufficiale della Coppa del Mondo 2010, che si svolgerà in Sudafrica dall’11 giugno all’11 luglio: “Il momento è arrivato, cadono le mura, inizia l’unica battaglia. Non fa male il colpo, non c’è paura, scuotiti la polvere, alzati, e torna sul ring. E la pressione che senti, spera in te, è il tuo popolo!”. Un mix di folk, jazz e blues che canta un inno alla lotta per la liberazione e l’integrazione, tratto da una canzone camerunense, Zamina, riscritta e interpretata dalla cantante colombiana Shakira con l’accompagnamento dei Freshlyground, una band molto conosciuta di Città del Capo. “Dovrei essere felice perché i mondiali si giocheranno a casa mia e invece non posso esserlo perché la Coppa esclude la maggioranza di noi”, racconta Philani che, insieme a Busisiwe e Thembani, sta attraversando l’Italia per la campagna dei ‘Mondiali a...

Omosessualità, i ricatti della fede dietro la grata del confessionale

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Padre, sono lesbica, amo le donne come me e sono credente. Soffro per il giudizio della Chiesa e sento forte il peso della colpa. «Fatti forza e domina le tue tendenze», risponde il prete di San Giovanni Bosco, nel Tuscolano, la stessa chiesa che non celebrò i funerali di Piergiorgio Welby. «Noi siamo esseri deboli, capaci di un amore limitato e istintuale, per questo dobbiamo seguire il comandamento della Chiesa, che è quello dell’amore integrale della Bibbia». Una confessione standard, ripetuta in dieci chiese romane, seguendo un percorso che dalla periferia della capitale porta dritti nel cuore del cattolicesimo, a San Pietro. Per capire come rispondono i ministri della Chiesa all’omosessuale che crede. E che teme l’esclusione dalla comunità ecclesiale. Poco oltre c’è la chiesa di Santa Maria Ausiliatrice: il padre confessore è visibilmente imbarazzato, infatti, non trova le parole. Alla fine, riesce a dire: «Siamo proprio sicuri? Esiste una diagnosi clinica che accerti l’omosessual...

Fini: “Ecco la mia nuova destra”. Ma tra il dire e il Farefuturo…

di Ilaria Donatio Gianfranco Fini è compiaciuto nel ricordare le parole con cui Nancy Pelosi lo ha salutato mentre era in visita, alcuni giorni fa, a Washington: “Uno dei più strenui difensori dei diritti in Italia”, lo avrebbe definito la speaker di origini italiane. E l’accento bolognese del presidente della Camera che insaporisce le parole di soddisfazione si offre alla sala pienissima e raccolta in silenzio, a Palazzo San Macuto, per assistere alla presentazione del nuovo numero di Charta minuta – la rivista della fondazione Farefuturo. In copertina, un albero della vita che – alla base del tronco, proprio al posto delle radici – indica la sfida nascente, a destra: “La nostra nuova politica”. Ma lo sforzo, spiega Fini, è “semplicemente quello di 'alimentare' quella vecchia”, di “metterle addosso un po’ di sale”, di cercare “altre sintesi”: perché “pensavamo che questa potesse essere una legislatura costituente e così non è stato”. Ma anche di lanciare qualche provocazione,...