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Cosa ho visto al concerto di Stromae

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Ero al   concertodi Stromae , ieri sera, senza conoscere una parola di francese ma incantata da questo ragazzo snodabile e soave, uomo e donna, che recita le proprie canzoni oltre a cantarle. Insomma, ero nella bolgia fumosa e sudata del Palalottomatica, quando - alle ultime canzoni - abbiamo deciso di alzarci dal nostro posto e avvicinarci all'uscita. Mi sono goduta la fine del concerto, in piedi, un po' ballando, un po' guardandomi attorno, curiosa degli altri "Stromae   amateurs" .   

"Ho bisogno di qualcuno che abbia bisogno di me"

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"Il brutto della dipendenza è che non finisce mai bene. Perché ad un certo punto  qualunque cosa sia quella che ti fa stare bene, smette di farti bene e comincia a farti male". [Grey's Anatomy] "Io ho bisogno di qualcuno che abbia bisogno di me , ecco cosa . Ho bisogno di qualcuno per cui essere indispensabile. Di una persona che si divori il mio tempo libero, il mio ego, la mia attenzione. Qualcuno che dipenda da me. Una dipendenza reciproca [...] come una medicina, che può farti bene e male al tempo stesso". ["Soffocare", Chuck Palahniuk]

Invecchiare, con onestà

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La vitalità ci proviene dalle nostre risorse di insensato. [E.Cioran] Sono quaranta. Q-U-A-R-A-N-T-A. Potrei dire che non me li sento, che in fondo non cambierà nulla, che a quarant'anni ci sono ancora tante cose fiche da fare, che ho la certezza di aver vissuto come volevo vivere, un po' spericolatamente, senza strategie (e questo è stato spesso un male), senza convenzioni (mi sono estranee) e, purtroppo, costantemente animata da quell'idea di purezza che nulla ha a che fare con la realtà, vera responsabile di scelte insensate e pesanti. Come altro concludere se non che questa è stata la vita che mi sono meritata?

Da domani

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Da domani, fuori dalla clinica dove mamma ha subito l'intervento, non potrò più dimenticare che: si affronta tutto, ma proprio tutto quello che ci tiene in vita. In verità, si affronta anche quello che ci ferma, in un modo o nell'altro, ma la vita che riprende dopo un pausa, un dolore, un rallentamento, esce fuori con un'idea in più, un coraggio diverso, e un nuovo modo di "stare al mondo";

Houston, abbiamo un problema

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Houston, abbiamo un problema! Non so cosa sia, se reale o frutto della mente (che sarebbe, dunque, ancora più reale e temibile), ma ogni dieci anni mi succede. Come a un giro di boa, a una svolta pericolosa, come a un tamponamento che impone una sosta non voluta. A un ingorgo idraulico che non c'è verso che vada giù spontaneamente. Mi succede di non trovare le parole per l'enormità che sento, di non riuscire a piangere, di sentire terrore per quello che può avvenire. Non importa che il futuro sia o no realmente terrorizzante: importa il presagio, conta il sentimento di muto stupore che mi anima e mi blocca, come se non ci fosse un domani.

"Il desiderio di essere come tutti"

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Ora noi possiamo sentirci, in mezzo alle comunità, soli e diversi, ma il desiderio di rassomigliare ai nostri simili e il desiderio di condividere il piú possibile il destino comune è qualcosa che dobbiamo custodire nel corso della nostra esistenza e che se si spegne è male. Di diversità e solitudine, e di desiderio di essere come tutti, è fatta la nostra infelicità e tuttavia sentiamo che tale infelicità forma la sostanza migliore della nostra persona ed è qualcosa che non dovremmo perdere mai.  Natalia Ginzburg

Il tempo delle rughe

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Deve essere così: tu sai che il tempo passa, solo perché lo osservi dall'esterno, come se fosse una questione che riguarda gli altri e mai te. Ci ho pensato tante di quelle volte in questi anni.  La verità è che, a un certo punto, come se non ci fosse gradualità alcuna, come se avessi fatto il triplo salto mortale carpiato nel tempo, ti ritrovi col collo non più liscissimo (me ne sono accorta alle  10.30 di due martedì fa, in boutique, con un collega che mi guardava divertito come se fossi matta!), alle prese con un corpo serenamente (lui!) poco contemporaneo. 

Concorso pubblico: se volete partecipare, armatevi di umorismo!

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Mi frullava in testa da un po', così - anche per non dover dire "non ci ho mai provato" e realizzare il famoso motto "meglio prevenire che curare" (prevenire le rotture di balle, intendo, provocate da quelli che ti vorrebbero dare consigli ma ti sfiniscono per troppo buon senso) - decido di registrarmi sul sito del Ministero dell'Economia e Finanze in modo da partecipare a un fantomatico concorso pubblico. [ahah] Mi registro, dunque, e non appena digito il codice fiscale, sono avvertita del fatto che non corrisponde ai dati immessi. Verifico ma è tutto corretto. Riscrivo per testardaggine, senza convinzione e in piena resa, tutti le informazioni richieste per 6 volte. Sei.

Ogni cosa ha un prezzo. Anch'io.

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Se non vivessimo sempre "schiacciati" sulla terra, vedremmo cose di cui neppure ci accorgiamo. "Ragionare astronomicamente", diceva l'autore di un testo sull'astronomia recensito, alcune settimane fa, su La Domenica del Sole. Che poi significa cambiare il proprio punto di vista, anche in termini geometrici. Non è solo uno sforzo culturale, è anche (meglio: prima di tutto) un problema di punto di osservazione: da quale luogo guardi il mondo? In compagnia di chi sei? 

Non è il sesso il segreto delle "Cinquanta sfumature"

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Ah, finalmente ho letto Cinquanta sfumature di Grigio, quasi tutto d'un fiato, mentre un ritardo per imprecisati "problemi tecnici" prolungava di un paio d'ore il mio già lungo viaggio in treno. E quando ho capito che avevo sprecato tanto tempo in quella che, con eleganza paradigmatica,  una volta  arrivata a destinazione,  ho definito una "cagata pazzesca" a mia madre che spiava nelle ragioni del mio cattivo umore, avrei voluto schiaffeggiarmi da sola, e in preda a tenaci pregiudizi culturali, mi sono sentita una shampista cretina (ammesso che le shampiste intelligenti scelgano di leggere, piuttosto, Anais Nin). Insomma, è andata così: cercavo una lettura che mi estraniasse completamente da quella situazione, una lettura lieve e un po' "speziata" che rendesse quella prigionia mobile più tollerabile, e poi vuoi mettere? - mi dicevo - un successo planetario come questo, avrà come minimo un segreto... Un'amica me ne aveva parlato come d...

Piero, il giardiniere

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Piero, giardiniere (segue telefono). Il biglietto da visita è a caratteri cubitali e finalmente scopro cosa fa nella vita quell’omone gentile che, ogni giorno, incontro durante la passeggiata mattutina con il mio cane. Non manca mai di fare un cenno di saluto, così, perché in un quartiere come quello in cui vivo, alla fine, si incontrano sempre le stesse persone: facce che ogni giorno finiscono con l’esserti un pochino familiari, facce preoccupate, pensose, facce felici, annoiate, corrucciate. Me le studio tutte, per via di un esercizio automatico che faccio fin da bambina, quando mi raccontavo storie tra me e me, senza principi e principesse, ma popolate da gente come me, normale e sconosciuta. Quanto a Piero, la sua faccia mi ha subito ispirato simpatia: ogni tanto, entro in un bar che è in piazzetta, e Piero è lì, con la tazzina ormai vuota del caffé bevuto chissà quante ore prima. Solo. Ha una pancia esagerata ed è vestito con abiti logori ma perfettamente in ordine. Pi...

La grande bellezza

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"La grande bellezza" mi ha messo addosso una grande fatica: la fatica di accettare la verità - "Roma mi ha deluso" - e quella di disinnescare il bluff delle parole, dei copioni scritti come a teatro, e recitati tutti i giorni. La fatica di guardare negli occhi la noia che ci affligge nei rapporti e ogni volta che non abbiamo più occhi per la bellezza che ci circonda.

Un corpo senza testa

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Non aggiorno questo blog da troppo tempo. La ragione è doppia e incide tanto sulla vita privata che su quella professionale . Dal 2008 lavoro come giornalista freelance.  All’inizio è stato molto esaltante e avevo la sensazione di essermi riappropriata finalmente del mio tempo, esterno ed interno. Quando gli effetti reali della crisi finanziaria hanno iniziato a picchiare giù duro, i collaboratori esterni sono stati i primi a saltare e ho dovuto fare i salti mortali per pagare affitto e bollette: negli ultimi tempi, la situazione economica è peggiorata e per la mia serenità, ho aumentato l’impegno negli altri lavori “di rinforzo”. Quello attuale è di “coffee specialist” in una boutique del caffé dove, per 21 ore a settimana, spiego miscele pregiate di arabica e robusta, i modelli delle macchine e offro caffé in degustazione ai clienti che vengono ad acquistare. Ho ricevuto, così, i miei primi buoni pasto, per la prima volta ho un badge che utilizzo all’ingresso e all’uscita, ...

I fantasmi come amici

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A un certo punto ti svegli, una mattina, e capisci cose contro cui combattevi invano da mesi (anche da anni): come se ti fossero apparse in sogno, durante la notte, in tutta la loro surreale nitidezza. Perché quando pensi, di giorno, a quello che provi, alle relazioni che hai vissuto, a quelle che ancora vivi, tutto si confonde, i confini si accavallano: i sentimenti "pensati" diventano paradossi insostenibili, abitando gli angusti spazi dell'immaginazione e del bisogno. E allora, ti svegli a un certo punto, e ti sembra di avere in mano un telescopio, capace di frugare nelle stelle più remote, dunque, anche dentro di te. Quel dolorino - che a principio era una fitta micidiale, poi intermittente, infine, un focolaio ormai spento sebbene alle volte fumante - è sempre, lì, sotto forma di un battito fuori posto, oppure di un respiro affannato. Ma è un dolore, piccolo piccolo, che tipicamente trae origine da un padre che si chiama orgoglio ferito e da una madre che si chi...

Su Grasso e Boldrini e la retorica del cinismo

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Tredicenne, frequentavo assiduamente un gruppo di ragazzi di età diverse: il sabato sera si discuteva di fede e politica, delle nostre vite e del futuro. Una sera, un amico sulla trentina ci annunciò il proprio ingresso nell’allora Partito Popolare, aggiungendo che non escludeva di candidarsi alle vicine elezioni. A quel tempo, dentro di me, si era fatta largo la convinzione (più che l’idea) di essere comunista. E così, rispondendo a quel mio amico che si aspettava da noi fiducia e incoraggiamento e per cui nutrivo un attaccamento profondo, presi la parola. Dissi che non avrei potuto sostenerlo in quell’impegno, perché sentivo, dal più profondo del cuore, di voler mettermi a servizio dei più deboli, e di voler “entrare a fare politica nel partito comunista”, l’unico che ai miei occhi si battesse per proteggere i più deboli, quelli senza voce, i diseredati.

Su Oscar Giannino e un vecchio amore

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Conosco Oscar Giannino per averlo osservato, (relativamente) da vicino, nel corso di alcuni anni: tempo fa, lavoravo nella redazione di una piccola rivista moderata e di stampo liberale che collaborava con l'Ibl e lui era, già allora, un punto di riferimento in quell'ambiente. Lo osservavo quando, in abiti eccentrici - da me molto ammirati - veniva ai workshop che organizzavamo: quella scelta di non passare inosservato per i colori e i tessuti indossati, un po' cozzava con il suo modo di fare che mi appariva, al contrario, schivo e "riparato". Questo contrasto, ricordo, mi piaceva moltissimo perché - pensavo - era rivelatore di una forza e, insieme, di una debolezza. E poi perché in un mondo che si sforza, costantemente, di apparire privo di aporie, il più possibile provvisto del marchio di fabbrica, lui esibisce così la propria "stranezza" che è anche estraneità.

Sui diritti dei padri: due parole alle donne

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Ho diverse amiche che hanno già procreato ed esercitano, molto felicemente, una maternità scrupolosa e amorevole. Aggiungerei anche "consapevole" e, con questo, alludo alla capacità - tutta femminile - di porsi quella domanda in più sulla vita (e se stesse e il partner e il futuro), generalmente, agli uomini assai sgradita. Domanda che, in alcuni casi e a dirla tutta, si risolve in un eccesso di seghe mentali tanto velleitarie quanto inconcludenti. Portiamo questi figli dentro di noi per nove mesi, custodendoli e preparandoli a venire al mondo, che quando ci sono, quando escono fuori di noi e conquistano - giorno dopo giorno - una loro originalissima fisionomia, allora li vorremmo ricacciare dentro: per proteggerli, per un istinto incontrollabile che ci porta a credere che tutto quello che facciamo per loro, il nostro stesso amore, sia solo  fonte di cose belle, valori positivi, energia vitale. E, invece, invece così non è. A partire da come cons...

Cinque grammi di caffé

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Il 1 dicembre la boutique manager mi ha chiamata da parte: "Ho già il tuo Iban?", mi ha chiesto. E io - balbettante - me la sono guardata e "sì, sì ma a che ti serve?". Facciamo sempre domande stupide per prendere tempo. Quando non ci capacitiamo che quella cosa la stanno chiedendo proprio a noi. E' stato così che mi si è aperto un mondo: ogni primo del mese ci sono luoghi i cui dipendenti (e anche i collaboratori occasionali come me) sono retribuiti (r-e-t-r-i-b-u-i-t-i), e questo dato non è opinabile, non scatta su richiesta come riflettevo qui , ma  appartiene alla sfera delle certezze. Una sfera molto ben assortita, a quanto pare: chi lavora in questo posto gode di straordinari pagati, ha diritto ai buoni pasto, può contare su alcune garanzie, granitiche, direi: puntualità estrema nei pagamenti, un buon contratto, diritti rispettati.

Diario della mia vita da commessa (parte due)

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Arieccomi . Riprendo il Diario della mia vita da commessa part time (#c'ègrossacrisi) anche se dall'intimo firmato sono passata al caffè (sempre firmato eh). Lavorerò per tutto il mese di dicembre per otto ore al giorno, dal venerdì alla domenica e durante i feriali farò turni più brevi, alla bisogna. La boutique del caffè è centralissima, assomiglia più a un club che a un negozio e se lo chiami semplicemente caffè, alzano il sopracciglio ma sempre col sorriso - "meglio Cru, Grand Cru" - e poi ci sono svariate combinazioni di miscele di origini diverse  - "blend, meglio blend" - e varietà "pure origin" che provengono esclusivamente da quelle coltivazioni e i decaffeinati naturali, tramite acqua, mica quello che compra mamma al supermercato - "ché lì il processo di decaffeinizzazione avviene chimicamente" - ed è tutto un "bouquet, un'armonia, una nota fiorita, speziata, robusta, fruttata, tostata e perfino legnosa" (quest...

Formigoni come la croce rossa e due parole a Lerner

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Ormai la vicenda che ha coinvolto Roberto Formigoni, la sua portavoce e Cristina Parodi  è nota : dopo un’intervista al Cristina Parodi live, nuovo programma di La7, il governatore della Lombardia, infuriato per le domande, a suo giudizio non strettamente politiche e non concordate prima con l’intervistatrice, se l’è presa con Gaia Caretta, sua portavoce, urlandole contro: “Adesso stai qui e spacchi la faccia alla Parodi, e a tutta questa banda, oppure sei licenziata”. Caretta, in serata ha inviato questo tweet: “Non parlo della vicenda di oggi, sono coinvolta in prima persona e non lo riterrei serio e professionale. Ringrazio x gli attestati di stima”. Un comportamento comprensibile e, se vogliamo, professionale.